L’11 settembre 2001 ha segnato una frattura nella storia contemporanea, un momento in cui il mondo intero ha trattenuto il respiro. Anche lo sport, dopo un’iniziale incertezza, si è fermato, unendosi al lutto e allo smarrimento collettivo. Diverse vicende, da quel giorno, sono entrate nella memoria sportiva.
Una delle più emblematiche è stata la ferma presa di posizione del Valencia. La squadra si trovava a Vienna per affrontare lo Spartak Mosca in Champions League, ma i giocatori, sconvolti dalle notizie che arrivavano dagli Stati Uniti, hanno deciso di non scendere in campo. Guidati dal capitano Gaizka Mendieta e dal portiere Santiago Cañizares, hanno comunicato la loro indisponibilità, “rinchiudendosi” di fatto negli spogliatoi come forma di protesta. La loro determinazione ha contribuito a convincere una UEFA inizialmente esitante a rinviare tutte le partite in programma.
Mentre il calcio europeo si fermava, a bordo del volo United 93 si è consumato un dramma eroico. Tra i passeggeri che si sono ribellati ai terroristi, impedendo all’aereo di raggiungere il suo obiettivo a Washington, c’era Mark Bingham, un giocatore di rugby. Il suo coraggio gli è costato la vita ma ha contribuito a salvare quella di innumerevoli altre persone. Bingham è diventato un simbolo di eroismo e un’icona per la comunità sportiva.
In Portogallo, un giovanissimo Cristiano Ronaldo, allora sedicenne e promessa delle giovanili dello Sporting Lisbona, ha vissuto l’evento incollato alla televisione della foresteria del club. Insieme ai suoi compagni, ha assistito incredulo al crollo delle Torri Gemelle, un’immagine che, come ha raccontato in seguito, lo ha profondamente segnato, facendogli comprendere la fragilità dell’esistenza.
Negli Stati Uniti, cuore dell’attacco, lo sport si è spento immediatamente. Le leghe professionistiche, dalla Major League Baseball alla NFL, hanno sospeso tutte le attività. La ripresa delle partite, una settimana dopo, ha assunto un fortissimo valore simbolico, specialmente a New York. L’home run di Mike Piazza nella prima partita dei Mets giocata in casa dopo la tragedia è diventato un’immagine di speranza e resilienza per un’intera città.
Anche la notizia sportiva più attesa di quel periodo ha subito uno stop. Michael Jordan aveva programmato una conferenza stampa per annunciare il suo clamoroso ritorno al basket con i Washington Wizards. L’evento è stato cancellato e posticipato, un piccolo dettaglio che mostra quanto profondamente l’11 settembre abbia interrotto il normale corso degli eventi, anche quelli di portata mediatica mondiale.













