La scelta di Alessandro Romano di vestire la maglia della nazionale italiana ha scatenato un vero e proprio caso in Svizzera. Il commissario tecnico Roberto Mancini ha infatti deciso di convocare il centrocampista classe 2006 del Cagliari per i prossimi impegni, assicurando agli Azzurri un talento che sembrava destinato a un futuro con la selezione rossocrociata.
La decisione del giocatore ha avuto un’eco immediata, mettendo in discussione le strategie della federazione elvetica. Romano, trasferitosi dalla Roma al Cagliari durante l’ultima sessione di mercato estivo, ha completato tutta la trafila delle giovanili con la Svizzera, militando con continuità dall’Under 16 fino all’Under 20. Un percorso che faceva presagire un suo imminente ingresso nella nazionale maggiore, ma l’inserimento dell’Italia ha cambiato le carte in tavola.
A puntare il dito contro la propria federazione sono stati due ex pilastri della nazionale svizzera, entrambi con un lungo e significativo passato nel campionato italiano. Durante una trasmissione sulla tv svizzera RSI, Valon Behrami ha usato parole molto dure, definendo la vicenda “una grande dormita da parte della federazione sotto tutti i punti di vista”.
L’ex centrocampista ha rivelato di conoscere bene il valore del ragazzo. “Due anni fa ho cercato di portarlo al Watford a tutti i costi, ma la Roma ci credeva troppo. Tutti sapevano del suo talento, poteva tenerti il centrocampo della nazionale per 10 anni”. Behrami ha poi criticato il tempismo della federazione: “Non puoi presentarti allo stadio dopo il suo primo goal in Serie A, non funziona così. Bisogna muoversi durante l’anno, non abbiamo un bacino così enorme per permetterci di perdere un talento del genere”.
Sulla stessa linea si è espresso anche Blerim Dzemaili, che ha rincarato la dose. “La nostra federazione ha dormito, si vedeva già da anni che era forte”. Anche Dzemaili ha raccontato un aneddoto personale per sottolineare come il talento del giocatore fosse noto da tempo. “A gennaio, quando era andato in prestito allo Spezia in Serie B, ho scritto un messaggio a Donadoni, dicendogli che avevano preso un gran bel giocatore”.
La conclusione di Dzemaili è amara e riflette un sentimento di delusione per un’occasione persa. “Bisognava fare qualcosa di più, tutto il possibile per convincerlo. Poi se un giocatore fa un’altra scelta è un altro discorso, ma qui sembra che non si sia agito con la giusta determinazione”. La chiamata dell’Italia rappresenta quindi non solo una vittoria per il progetto di rinnovamento azzurro, ma anche una pesante sconfitta per il sistema svizzero.






