Soprannominato ‘Il Genio’ dalla stampa italiana, Dejan Savicevic, attuale presidente della Federcalcio montenegrina, ha ripercorso la sua carriera e la sua vita in una lunga intervista. L’ex fantasista ha scherzato sul suo soprannome: ‘Forse perché facevo cose che gli altri non potevano fare, avevo più fantasia. I miei compagni mi chiamano così per prendermi in giro’.
Il racconto è poi tornato alla sua infanzia a Titograd. ‘Abitavamo dietro la stazione, scappavo tra i binari per andare a giocare in un campo pieno di pietre. Lì ho imparato a palleggiare. Ero un giovane bandito, avevo un futuro da tagliagole’. La svolta è arrivata grazie al calcio: ‘Per fortuna sono diventato un giocatore, a 13 anni nell’Ofk Titograd’.
Nonostante non fosse un goleador, preferendo gli assist, il suo talento lo ha portato in Nazionale a soli 20 anni. Nel 1988 è approdato alla Stella Rossa di Belgrado, con cui ha vinto la Coppa dei Campioni. ‘Ero solo un giocatore di una grandissima squadra. Mi hanno amato, ma anch’io ho amato tutte le mie squadre, soprattutto la Stella Rossa che resta la mia prima casa’.
Il legame con il Milan è rimasto indelebile. ‘È sempre nel mio cuore. Sono arrivato nel 1992, ma dovevo andare alla Juve. Ho scelto l’Italia perché era il campionato più bello del mondo’. L’inizio in rossonero non è stato semplice: ‘Ho faticato per un anno e mezzo, avevo qualche problema fisico e davanti c’erano campioni come Gullit, Van Basten e Papin. Ma è stata una buona scelta, non avrei vinto tanto altrove’.
Savicevic ha espresso grande affetto per i tifosi: ‘Splendidi, i loro cori erano la miglior carica. Fa piacere che dopo più di vent’anni si ricordino di me’. Tra i suoi idoli ha citato Maradona e Platini. ‘Ho amato soprattutto Diego. Contro di lui ho giocato ai Mondiali del 1990, vincendo ai rigori. Io ho segnato, lui ha sbagliato’. Ha poi raccontato un aneddoto su Platini: ‘Volevo presentarmi, ma non conoscevo il francese e ho tirato dritto senza dire una parola’.
Infine, un’analisi sul Milan attuale. ‘Il mio era un altro Milan, eravamo sempre in finale di Champions. Questa è una squadra giovane e fresca, con un allenatore giovane. Bisogna aspettarli con pazienza e accettare gli errori’. Ha concluso con un paragone con i rivali: ‘La qualità dovrebbe uscire. Purtroppo l’Inter mi sembra più avanti, ma la stagione è lunga’.






