Miano, spunta l’ombra di un nuovo clan: la ‘stesa’ al rione San Gaetano e gli ultimi sequestri alimentano il sospetto

125
Maria Licciardi
Maria Licciardi

NAPOLI – Prima sono arrivati gli spari. Poi una pistola nascosta dentro un muro. Infine tre chili di cocaina, trovati nella zona di via Valente, “abbasc’ Miano”, con l’arresto di un incensurato. Episodi diversi, apparentemente slegati tra loro, ma che messi in fila stanno componendo un quadro che gli investigatori guardano con particolare attenzione. A Miano potrebbe essere tornata a muoversi una criminalità organizzata in fase di riorganizzazione. E dietro le fibrillazioni delle ultime settimane potrebbe esserci anche la nascita di un nuovo gruppo. Non c’è, al momento, la certezza dell’esistenza di un nuovo clan. Ma ci sono segnali che, sommati, raccontano di un territorio nel quale gli equilibri criminali sembrano ancora una volta in movimento. E’ il sospetto degli investigatori che battono il territorio. La “stesa” di una settimana
fa nel rione San Gaetano, con colpi di pistola esplosi in strada per motivi ancora da chiarire, è uno di questi segnali. Lo è anche il ritrovamento di un’arma occultata all’interno di un muro. E lo è, soprattutto, il sequestro di un quantitativo importante di cocaina nella zona di via Valente: tre chili di droga che, secondo gli investigatori, potrebbero essere indicativi di un’attività di spaccio organizzata e non necessariamente riconducibile alla dimensione del piccolo pusher.

E’ questo il filo che porta a una domanda: chi sta cercando di prendere spazio a Miano? Il quartiere, del resto, negli ultimi anni è passato di mano in mano. O meglio, è stato attraversato da presenze criminali differenti, mentre il vecchio assetto veniva progressivamente demolito dalle inchieste giudiziarie. La caduta dei Lo Russo, i “Capitoni”, ha rappresentato uno spartiacque. Il clan che per anni aveva esercitato una forte influenza sull’area è stato colpito dagli arresti e dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, fino a perdere progressivamente la propria capacità di controllo. Ma la fine di un clan non coincide necessariamente con la fine degli interessi criminali su un territorio. Quando il vecchio potere si sgretola, le strade restano. Restano le piazze di spaccio, i contatti, i canali di approvvigionamento della droga, i rapporti con altri gruppi e soprattutto la possibilità di produrre denaro. Ed è proprio in quel vuoto che, nel tempo, hanno provato a inserirsi soggetti diversi, vecchie conoscenze della criminalità locale e giovani intenzionati a costruirsi una propria autonomia.

Miano è diventata così una sorta di territorio di frontiera. Un quartiere strategico, incastrato tra l’area nord della città e la zona ospedaliera, a pochi minuti dalla Masseria Cardone. Una posizione che ne aumenta il valore criminale e che spiega perché, secondo gli investigatori, la zona possa fare gola al clan Licciardi. Non sarebbe, dunque, una partita nata oggi. Già un mese fa i segnali raccolti sul territorio avevano fatto ipotizzare un tentativo di rafforzamento della presenza riconducibile all’area della Masseria Cardone. Giovani in scooter, movimenti ritenuti sospetti, atteggiamenti di sfida e la presunta ricerca di uno spazio autonomo nella gestione delle attività illecite. Un quadro che, preso singolarmente, non sarebbe sufficiente a dimostrare l’esistenza di una nuova organizzazione. Ma che assume un peso diverso se viene accostato a ciò che è accaduto nelle ultime settimane. Il punto è proprio questo: capire se si tratta soltanto di episodi criminali distinti o se dietro questi segnali si stia formando qualcosa di più strutturato.

La cocaina sequestrata in via Valente rappresenta, sotto questo profilo, un elemento tutt’altro che secondario. Tre chili sono una quantità che porta inevitabilmente gli investigatori a interrogarsi sulla provenienza della droga e sulla sua destinazione. L’arresto di un incensurato aggiunge un altro tassello, ma non consente da solo di stabilire quale organizzazione possa esserci alle spalle. Saranno le indagini a dover chiarire se quell’uomo abbia agito autonomamente oppure se fosse inserito in una rete più ampia. E poi c’è quella pistola nascosta nel muro. Un’arma che qualcuno ha deciso di sottrarre alla vista, ma che qualcuno potrebbe aver avuto intenzione di recuperare. Anche questo episodio, isolatamente, non basta a disegnare una mappa criminale. Ma in un quartiere dove da tempo gli investigatori osservano movimenti
e possibili nuovi assetti, diventa un ulteriore elemento da mettere sotto la lente.

La stessa attenzione viene riservata alla “stesa” del rione San Gaetano. Sparare in strada senza, almeno apparentemente, un obiettivo preciso può rappresentare una dimostrazione di forza, un regolamento di conti oppure un avvertimento. Saranno gli accertamenti investigativi a stabilirne il significato. Ma gli spari hanno riportato al centro dell’attenzione un quartiere nel quale la criminalità non ha mai realmente smesso di cercare nuovi equilibri. Perché Miano ha già conosciuto questo copione. Dopo la stagione dei Lo Russo, il territorio non è rimasto immobile. Gli spazi lasciati liberi sono stati progressivamente occupati da gruppi e personaggi diversi, in un continuo alternarsi di alleanze, fratture e tentativi di conquista. Ci hanno provato i Cifrone, poi gli Scognamiglio, i Pecorelli. In alcuni momenti si è registrata la presenza di forze criminali esterne rispetto alla tradizionale geografia della camorra dell’area nord. Persino il clan Mazzarella, in
passato, aveva provato ad affacciarsi in una zona storicamente considerata dentro l’orbita dell’Alleanza di Secondigliano. Ed è proprio questa
trasformazione a rendere delicato il momento attuale.

L’Alleanza di Secondigliano non è più quella di decenni fa. Le grandi organizzazioni sono state colpite da numerose inchieste e le gerarchie criminali si sono progressivamente frammentate. Ma il potere non è scomparso: si è spesso distribuito in una galassia di gruppi più piccoli, più giovani e più aggressivi, capaci di muoversi rapidamente per conquistare una piazza di spaccio o una porzione di territorio. E’ il rischio che oggi gli investigatori stanno valutando anche a Miano. Potrebbe essere in corso la formazione di un nuovo gruppo, nato proprio dalla frammentazione del vecchio sistema. Oppure potrebbe trattarsi di nuove fibrillazioni criminali destinate a rientrare senza trasformarsi in una struttura stabile. La differenza è sostanziale e sarà soprattutto l’attività investigativa a stabilirla. Intanto, però, i segnali sono arrivati tutti nello stesso territorio e in un arco temporale ristretto: gli spari del rione San Gaetano, l’arma nascosta nel muro, la cocaina sequestrata in via Valente e l’arresto dell’incensurato.

Quattro tasselli che non costituiscono ancora una prova di un nuovo clan, ma che raccontano un quartiere nel quale qualcuno potrebbe essere tornato a misurare la propria forza. E la storia criminale di Miano insegna che è proprio nei momenti in cui un vecchio equilibrio è caduto e quello nuovo non si è ancora consolidato che possono nascere le partite più pericolose. Dopo i Lo Russo, il territorio è passato di
mano in mano. Ora gli investigatori vogliono capire se sia arrivato il momento di un altro passaggio. E soprattutto, quale nome ci sia dietro.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome