La rielezione di Gianni Infantino alla presidenza della FIFA, prevista per il congresso di marzo, è apparsa finora uno scenario quasi scontato. L’attuale numero uno del calcio mondiale si è sempre mostrato fiducioso, forte di un appoggio consolidato che sembrava precludere qualsiasi competizione reale.
Diversi attori chiave nel panorama calcistico internazionale hanno infatti già chiarito la loro posizione. Aleksander Ceferin ha confermato la sua intenzione di ricandidarsi alla guida della UEFA, mentre Nasser Al-Khelaifi, a capo dell’Associazione dei Club Europei (ECA), ha escluso categoricamente una sua corsa per la massima carica del calcio mondiale. Anche Victor Montagliani, presidente della Concacaf, ha specificato di non voler sfidare l’attuale dirigenza.
Nonostante questo quadro, secondo quanto riportato dal quotidiano britannico «Times», diverse federazioni nazionali contrarie alla linea di Infantino non hanno ancora deposto le armi. Il loro obiettivo è individuare un candidato forte e credibile prima della chiusura dei termini per la presentazione delle candidature, fissata per il 18 novembre.
In passato era circolato il nome del principe Ali bin Al Hussein di Giordania, che già aveva conteso la presidenza a Infantino nel 2015, ma al momento non è chiaro se abbia intenzione di riproporsi per la sfida. Le diplomazie si sono quindi messe al lavoro per trovare un profilo alternativo e di grande spessore, in grado di raccogliere un consenso trasversale.
È in questo contesto che è emersa a sorpresa l’ipotesi di una candidatura di Arsène Wenger. L’ex leggendario allenatore dell’Arsenal, oggi responsabile dello sviluppo del calcio mondiale proprio per la FIFA, gode di un enorme rispetto e di una stima universale all’interno del movimento. La sua figura è percepita come autorevole, competente e al di sopra delle parti.
La sua profonda conoscenza del gioco, unita a un’immagine di integrità costruita in decenni di carriera, potrebbe rappresentare l’elemento capace di scardinare gli equilibri attuali. Una sua eventuale discesa in campo trasformerebbe un’elezione dall’esito apparentemente segnato in un confronto aperto e imprevedibile sul futuro del calcio.


