Spazi negati e lotte internazionali, i licei occupati sono già cinque a Napoli

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Liceo Mercalli occupato a Napoli
Liceo Mercalli occupato a Napoli
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NAPOLI – Da una scuola all’altra, la mobilitazione cresce. Gli studenti non vogliono più voltarsi dall’altra parte. Al momento risultano occupati cinque licei cittadini: Tito Lucrezio Caro, Umberto I, Genovesi, Mercalli e Sannazaro. Una protesta che si richiama alle mobilitazioni dei ragazzi e delle ragazze francesi e alle manifestazioni organizzate in Spagna, ma che a Napoli mette insieme anche questioni molto concrete: le condizioni degli edifici, gli spazi per la didattica e la partecipazione degli studenti alla vita scolastica. Le ragioni non sono identiche in tutti gli istituti. Nei comunicati diffusi sui social, però, ricorre la critica a una scuola giudicata sempre meno capace di offrire opportunità uguali e di dare risposte ai bisogni degli studenti.

Nel mirino finiscono le misure del Governo su condotta, educazione sessuo-affettiva e presenza degli alunni non italofoni, considerate dai collettivi punitive e lontane dai problemi quotidiani. La richiesta è di investimenti stabili nell’istruzione pubblica, per affrontare le disuguaglianze, sostenere il lavoro di docenti e personale e rendere più sicuri e adeguati gli ambienti scolastici. Al Mercalli gli studenti hanno annunciato l’occupazione per contestare i provvedimenti del Ddl Scuola. Nel loro documento accusano il Governo di puntare su misure che definiscono identitarie e punitive, trascurando gli investimenti necessari. “Rifiutiamo un Governo che preferisce alimentare la fabbricazione di strumenti di morte piuttosto che investire nel nostro futuro”, scrivono, collegando le politiche scolastiche alle scelte sulla spesa pubblica.

Al liceo Umberto I, la protesta intreccia le questioni nazionali con le criticità interne. Gli studenti segnalano le condizioni dei bagni maschili al secondo piano, l’assenza di un intervallo regolare e la cancellazione della settimana dello studente, ritenuta uno spazio di confronto e partecipazione. Nel comunicato richiamano anche il costo dei libri, le classi numerose, la precarietà degli insegnanti e le difficoltà degli alunni con disabilità quando cambia il docente di sostegno. Il caro vita e gli affitti, sostengono, pesano sulle famiglie e rendono più difficile il percorso di chi studia lontano da casa. E poi ci sono le questioni internazionali, a cominciare dalla Palestina, e una presa di coscienza: gli studenti dell’Umberto non vogliono essere più guardati come ‘chiattilli’ ma come parte di una gioventù consapevole pronta a dare battaglia.

Al Sannazaro, oltre alle rivendicazioni generali, il collettivo porta all’attenzione della dirigenza due questioni specifiche. La prima riguarda il malfunzionamento delle palestre, in particolare di quella esterna, che gli studenti affermano essere rimasta accessibile solo per brevi periodi negli ultimi cinque anni. La seconda è la contestazione delle sanzioni disciplinari decise dopo una precedente occupazione, tra cui l’esclusione dalla settimana dello studente e da alcuni momenti formativi. Una scelta che i ragazzi interpretano come un segnale di chiusura al dialogo. La mobilitazione, dunque, non si limita a una contestazione delle riforme: porta con sé la richiesta di poter incidere sulle decisioni che riguardano la scuola e di trovare negli istituti luoghi adeguati per studiare, incontrarsi e discutere. I ragazzi vogliono una società capace di comprendere, di pensare al bene comune. E di dire no a ingiustizie e disuguaglianze.

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