“L’ambizione della Juventus è sempre quella di vincere”. Queste sono state le parole pronunciate da John Elkann il 17 agosto. A fine ottobre, dopo l’ultima debacle, quella dichiarazione suona come un lontano ricordo. Per quanto riguarda la corsa al tricolore, si può affermare che la stagione dei bianconeri sia già compromessa, un record decisamente negativo.
Alla squadra restano la Coppa Italia, l’Europa League e la qualificazione alla prossima Champions League attraverso il quarto posto. Traguardi che, alla luce della disastrosa sconfitta subita contro il Genoa, molto simile al ko incassato con la Lazio solo dieci giorni prima, appaiono al momento utopistici e lontanissimi dalla portata del gruppo.
In ogni caso, Elkann ha espresso un concetto fondamentale: la vittoria è iscritta nel DNA del club e inseguirla deve rimanere l’obiettivo primario per la società, l’allenatore e i giocatori. Il problema evidente è che la Juventus attuale è distante anni luce da un modello di squadra vincente. La struttura non appare ancora solida, a partire da una dirigenza insediatasi da pochi mesi e ancora alla ricerca di una bussola strategica definita.
L’allenatore, da parte sua, non sembra essere mai uscito dallo shock della sua precedente avventura in Nazionale e appare molto lontano da quello che ha incantato l’Italia alla guida del Napoli. E infine i calciatori, sui quali lo stesso Spalletti si è già espresso con parole dure. Viene da chiedersi quanti elementi dell’attuale rosa potrebbero realisticamente ambire a un posto da titolare in squadre come Inter, Roma o nel sorprendente Como.
Come si potrà risalire da questa situazione? Non potendo sostituire l’intera rosa, una riflessione approfondita va fatta inevitabilmente sulla guida tecnica. Nelle ultime settimane sono emersi diversi segnali che suggeriscono come il tecnico non abbia più il pieno controllo della squadra, sia dal punto di vista tattico che per quanto riguarda l’affiatamento e l’unità di intenti del gruppo.
All’orizzonte incombono partite cruciali e i margini di errore si sono azzerati. Il destino dell’allenatore toscano sembra ora appeso ai risultati dei prossimi impegni contro Napoli, AZ Alkmaar e Fiorentina. Subito dopo arriverà la sosta per le nazionali, che rappresenta da sempre un momento propizio per eventuali cambiamenti in panchina.
Ma la questione va oltre il singolo allenatore. In questa Juventus manca un’anima, un’immagine nella quale i tifosi possano specchiarsi e riconoscere i valori storici del club. In altre parole, cresce sempre di più l’esigenza di avere un volto riconoscibile e identitario che rappresenti la juventinità. Un Alessandro Del Piero al posto di un Gianluca Ferrero, per essere espliciti, incarnerebbe quella figura carismatica e di appartenenza che ora sembra mancare.







