Affari del clan Zagaria, spunta il contatto tra Raffaele Diana e Costantino Garofalo

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Costantino Garofalo e Raffaele Diana
Costantino Garofalo e Raffaele Diana
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CASAPESENNA – Agli arresti e alle confische la mafia reagisce modificando la propria struttura. Restano gli stessi interessi, ma cambiano gli uomini chiamati a tutelarli. È in questa fase di riorganizzazione del clan dei Casalesi che, secondo la Dda di Napoli, si inserisce la figura di Costantino Garofalo (genero di Raffaele Nobis), ritenuto dagli investigatori un punto di raccordo tra la vecchia guardia degli Zagaria e la componente imprenditoriale della cosca. Il giovane, raggiunto a luglio da un provvedimento restrittivo per associazione mafiosa, avrebbe rappresentato il volto apparentemente pulito dell’organizzazione, capace di mantenere i rapporti con la fazione storica, riconducibile ai fratelli Carmine e Antonio Zagaria, al loro nipote Filippo Capaldo e ai Nobis, cercando al tempo stesso di costruire collegamenti con il mondo economico e politico.

Il nome di Garofalo emerge anche negli accertamenti condotti dalla guardia di finanza e coordinati dalla Dda di Ancona sulle presunte infiltrazioni del clan dei Casalesi e della ‘ndrangheta negli appalti per la ricostruzione post-terremoto nelle Marche. Un’inchiesta che punta a ricostruire le attività imprenditoriali, i rapporti economici e i movimenti di denaro attraverso i quali le organizzazioni criminali avrebbero cercato di inserirsi nel business del post-sisma. Al centro degli accertamenti figurano i fratelli Giuseppe e Raffaele Diana, attualmente detenuti in via cautelare, attraverso i quali, secondo l’accusa, la fazione Zagaria avrebbe cercato di estendere i propri interessi economici anche nelle Marche. I finanzieri hanno ricostruito i rapporti dei due imprenditori e seguito flussi finanziari che, nell’ipotesi investigativa, avrebbero consentito di destinare parte dei ricavi delle loro attività a soggetti vicini alla cosca. Stando alla tesi della Dda di Ancona, i Diana avrebbero gestito di fatto cinque società edili – Mira, Prospera, Omega, Adriatica e Gisa Costruzioni – formalmente intestate a prestanome, attraverso le quali avrebbero ottenuto subappalti finanziati con i fondi per la ricostruzione post-terremoto, aggirando i controlli antimafia. Ai due imprenditori vengono contestati, in concorso con altri, reati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e trasferimento fraudolento di valori. Nell’impianto accusatorio figura anche l’aggravante dell’agevolazione mafiosa, riferita alla fazione Zagaria del clan dei Casalesi.

È proprio nell’ambito di questa rete di relazioni che emerge un elemento di particolare interesse: il contatto avvenuto il 21 gennaio 2026 tra Raffaele Diana e Costantino Garofalo. Una circostanza che assume rilievo, notano gli inquirenti, anche alla luce del successivo fermo del giovane, disposto dalla Procura di Napoli il 7 luglio nell’ambito dell’inchiesta – condotta dai carabinieri di Caserta – sulla riorganizzazione della componente Zagaria. Il dato si inserisce nel quadro dei rapporti esaminati dagli investigatori, senza che il solo contatto, almeno sulla base delle informazioni finora disponibili, consenta di stabilire la natura delle relazioni tra i due o di attribuire specifiche finalità a quella circostanza.

L’indagine marchigiana, tuttavia, non si limita alle frequentazioni. I finanzieri hanno documentato movimenti di denaro verso soggetti ritenuti inseriti nella filiera economica della cosca. Tra i canali indicati negli atti figurano società operanti nel settore dei carburanti e realtà collegate al mondo delle scommesse. Per l’accusa, attraverso questi intermediari parte dei ricavi delle imprese riferibili ai Diana sarebbe confluita nelle casse dell’organizzazione criminale. Ulteriori elementi riguardano Giuseppe Diana. Il monitoraggio Gps della vettura in suo uso avrebbe documentato, fino a marzo 2026, frequenti presenze in un bar e in una pasticceria indicati negli atti come luoghi di riferimento delle relazioni del clan. Gli investigatori richiamano inoltre i legami familiari con gli Zagaria, considerati un ulteriore elemento nel quadro dei rapporti ricostruiti.

Quanto a Raffaele Diana, gli inquirenti lo descrivono come un vero e proprio alter ego del fratello Giuseppe nella gestione degli interessi economici comuni. Una collaborazione che emergerebbe dalle intercettazioni e dai flussi finanziari esaminati nel corso dell’inchiesta. Il contatto tra Raffaele Diana e Costantino Garofalo aggiunge dunque un ulteriore tassello al quadro delle trame finite sotto la lente degli investigatori. Da una parte gli accertamenti sugli interessi economici che la fazione Zagaria avrebbe cercato di consolidare nelle Marche, dall’altra l’inchiesta napoletana sulla riorganizzazione del clan nel Casertano.

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