Il mondo del calcio piange la scomparsa di Giuseppe “Pippo” Marchioro, morto all’età di 90 anni. Allenatore di grande carisma e competenza tattica, il suo nome resterà per sempre legato all’impresa storica del Cesena, condotto a una clamorosa qualificazione in Coppa Uefa al termine della stagione 1975-76.
Nato a Milano, Marchioro ha costruito la sua leggenda soprattutto in provincia, dimostrando una straordinaria abilità nel valorizzare le risorse a disposizione. Il capolavoro della sua carriera è stato senza dubbio il sesto posto ottenuto con il Cesena nel campionato di Serie A 1975-76, un risultato che ha proiettato per la prima e unica volta nella sua storia il club romagnolo sulla scena europea. Quella squadra, costruita con acume e guidata con maestria, è diventata il simbolo di un calcio capace di sovvertire i pronostici.
Prima di diventare un apprezzato tecnico, Marchioro ha avuto una solida carriera da calciatore nel ruolo di attaccante. Dopo essere cresciuto nel settore giovanile del Milan, senza però mai esordire in prima squadra, ha vissuto il suo periodo migliore con la maglia del Varese. È stato uno dei protagonisti della memorabile scalata del club lombardo, che tra il 1962 e il 1964 ha conquistato due promozioni consecutive, passando dalla Serie C alla Serie A. Un altro momento significativo della sua carriera da giocatore è arrivato nel 1966, quando ha segnato un gol nella finale di Coppa Italia di Serie B vinta con il Catanzaro.
La sua vocazione per la panchina si è manifestata presto e con successo. Ha iniziato a farsi notare conquistando la Coppa Italia Semiprofessionisti con l’Alessandria nel 1973, il suo primo trofeo da allenatore. Il suo metodo di lavoro e la sua capacità di creare gruppi coesi lo hanno portato a compiere altre imprese notevoli. Con il Como ha centrato una doppia promozione consecutiva, portando la squadra dalla Serie C1 alla Serie A tra il 1978 e il 1980.
Un’impresa simile gli è riuscita anche sulla panchina della Reggiana, guidata dalla C1 alla B nella stagione 1988-89 e poi, in un secondo ciclo, dalla B alla massima serie nel 1992-93, regalando al club emiliano una storica promozione in Serie A. La sua fama di “mago della provincia” lo ha portato anche sulla prestigiosa panchina del Milan nella stagione 1976-77, subito dopo l’exploit di Cesena. L’esperienza in un grande club, tuttavia, si è rivelata complicata e si è conclusa prematuramente con un esonero dopo 15 giornate.
Nonostante le numerose esperienze in giro per l’Italia, il legame più profondo è rimasto quello con la città di Cesena, dove aveva scelto di vivere negli ultimi anni insieme alla figlia. Con la sua scomparsa, il calcio italiano perde un tecnico che ha saputo scrivere pagine indimenticabili, un maestro capace di trasformare piccole realtà in grandi sorprese.






