CASERTA – Il mondo della pallacanestro è in lutto per la scomparsa di Oscar Schmidt, morto ieri all’età di 68 anni. Il leggendario cestista brasiliano, conosciuto in Italia anche come “Mao Santa”, era ricoverato da giovedì in un ospedale di San Paolo dopo un improvviso malore. Le sue condizioni sono rapidamente peggiorate fino al decesso, lasciando un vuoto enorme nello sport mondiale.
Per la città di Caserta, e in particolare per i tifosi bianconeri, Oscar Schmidt non è stato soltanto un grande campione, ma una vera icona identitaria. Il suo nome è legato indissolubilmente alla storia della pallacanestro casertana, dove ha vissuto alcune delle pagine più emozionanti della sua carriera europea. I tifosi casertani festeggiarono per una Coppa Italia nel 1988, ed esultarono l’anno dopo la partenza di Oscar per il primo e unico scudetto della loro storia. Un titolo non suo, ma fu grazie al suo traino che la squadra crebbe fino ad affermarsi tra le grandi d’Italia in quel periodo: la sua leggendaria maglia, la numero 18, è stata da tempo ritirata.
La sua capacità realizzativa fuori dal comune, unita a una leadership naturale, lo ha reso uno dei giocatori più amati di sempre in Italia. Tra le imprese più memorabili resta impressa la storica finale di Coppa delle Coppe contro il Real Madrid di Dražen Petrović, una sfida entrata nella leggenda del basket europeo. In quelle stagioni, Schmidt incarnava un’idea di pallacanestro spettacolare e offensiva, capace di trascinare le folle e di lasciare un segno indelebile ovunque giocasse.
Considerato il più grande cestista brasiliano della storia, Oscar Schmidt ha costruito una carriera straordinaria anche con la nazionale del Brasile, diventandone il miglior marcatore di sempre e uno dei simboli sportivi più riconosciuti del Paese. La sua scelta di non giocare mai in Nba, per non rinunciare alla maglia verdeoro, ha contribuito a rafforzarne la leggenda, rendendolo un’icona di fedeltà sportiva e orgoglio nazionale.
Dal 2011 aveva affrontato con coraggio una lunga battaglia contro un tumore al cervello. Nonostante le difficoltà, non ha mai abbandonato il mondo della pallacanestro: continuava a parlare di basket, a partecipare a eventi e a mantenere un legame speciale con Caserta, dove era stato accolto più volte con affetto e riconoscenza dai tifosi. Il suo ritorno in città negli ultimi anni era stato vissuto come un abbraccio collettivo, la conferma di un legame che il tempo non aveva mai spezzato e che non spezzerà mai.

















