Inchiesta sugli Zagaria, annullata l’ordinanza per il fratello del capo della cosca

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i fratelli Zagaria
Antonio e Carmine Zagaria

CASAPESENNA – Un colpo di scena giudiziario scuote l’inchiesta della Dda di Napoli sul nuovo assetto della fazione Zagaria. La Dodicesima Sezione del Tribunale del Riesame di Napoli ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per quattro figure chiave del sodalizio: Antonio Zagaria (nella foto), fratello del capoclan Michele, Rolando D’Angelo, Giuseppe Granata e Aldo Bianco. I magistrati del tribunale della libertà hanno accolto le istanze presentate dai legali Mario Griffo, Michele Di Fraia, Angelo Raucci, Saverio Campana e Paolo De Angelis, disponendo l’immediata liberazione degli indagati che erano stati arrestati nell’ambito di una vasta operazione con 44 indagati complessivi.

L’attività investigativa, avviata nel 2019 dai Carabinieri del Comando Provinciale di Caserta e dal Ros, aveva delineato un quadro di profonda riorganizzazione del clan dopo la cattura del boss Michele Zagaria. Secondo l’accusa, le redini dell’organizzazione sarebbero passate ai fratelli Antonio e Carmine Zagaria, che avrebbero agito come reggenti coordinando le attività illecite in provincia di Caserta, con il supporto del nipote Filippo Capaldo, arrestato a Tenerife e poi scarcerato. Le indagini della Dda avevano acceso i riflettori anche su una dimensione internazionale del clan, ipotizzando sofisticate operazioni di riciclaggio e autoriciclaggio.

Nel mirino degli inquirenti erano finite diverse basi operative mascherate da esercizi commerciali, una cassa comune per investimenti legali, come società di autonoleggio, e proiezioni estere in Spagna attraverso società attive nel settore dei rifiuti e dell’imprenditoria. Nonostante l’imponente impianto accusatorio, che mirava a colpire il cuore finanziario e organizzativo dei Casalesi, la decisione del Riesame rappresenta un arresto significativo per la fase cautelare del procedimento. L’annullamento delle misure restrittive per Antonio Zagaria e per gli altri tre indagati sposta ora l’attenzione sulle prossime tappe giudiziarie, in attesa che vengano rese note le motivazioni che hanno spinto i giudici a rimettere in libertà i vertici del gruppo.

I quattro sono coinvolti nell’inchiesta che lo scorso 30 marzo ha portato a 23 arresti e sequestri per 40 milioni. Le attività investigative hanno infine consentito di documentare l’avvio di un ambizioso progetto criminale tendente al consolidamento di mirati contatti con esponenti della criminalità organizzata calabrese, di Reggio Calabria.

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