NAPOLI – Dalle spiagge assolate di Ibiza al freddo di una cella del carcere di Poggioreale. La vacanza di lusso è finita nel modo più brusco e inaspettato per un pregiudicato, ritenuto dagli inquirenti un elemento di spicco del clan D’Amico/Mazzarella, bloccato ieri sera dalla Polizia di Stato direttamente a bordo dell’aereo che lo stava riportando a Napoli. L’uomo, appena atterrato allo scalo di Capodichino di ritorno da un soggiorno sull’isola spagnola insieme ad amici e familiari, si è visto notificare un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Le accuse sono pesantissime: concorso in omicidio e detenzione e porto illegali di arma da fuoco, il tutto aggravato dal metodo mafioso.
Il provvedimento, emesso dal G.I.P. del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, rappresenta il culmine di un’articolata e meticolosa indagine condotta dalla Squadra Mobile. Al centro dell’inchiesta, un agguato mortale avvenuto lo scorso 2 marzo nel cuore del quartiere di San Giovanni a Teduccio, storica roccaforte del clan. Quel giorno, in via Sorrento, un uomo fu crivellato di colpi mentre si trovava all’interno della sua auto, in compagnia della moglie, miracolosamente illesa. Un’esecuzione in pieno stile camorristico, con i sicari giunti a bordo di un’altra vettura che, dopo aver affiancato la vittima, hanno aperto il fuoco senza pietà per poi dileguarsi.
La vittima non era una persona qualunque, ma un esponente del clan Rinaldi, sodalizio criminale da tempo in guerra aperta con l’alleanza D’Amico/Mazzarella per il controllo delle piazze di spaccio e delle estorsioni nella zona orientale di Napoli. L’omicidio, quindi, si inserisce in quella sanguinosa faida che da anni miete vittime e semina terrore.
Le indagini, coordinate dalla DDA partenopea, si sono rivelate un complesso puzzle investigativo. La svolta è arrivata grazie all’analisi certosina di un’enorme mole di immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza, pubblici e privati. Gli agenti della Mobile hanno ricostruito, passo dopo passo, gli itinerari percorsi non solo dall’auto dei killer, ma anche dai veicoli usati dai complici per le fasi preparatorie e per la fuga. Proprio seguendo queste tracce digitali, gli investigatori hanno raccolto un quadro indiziario definito “grave” a carico dell’uomo arrestato ieri.
Secondo l’ipotesi accusatoria, l’indagato non sarebbe stato l’esecutore materiale, ovvero colui che ha premuto il grilletto, ma avrebbe ricoperto un ruolo logistico e organizzativo di primissimo piano. Avrebbe partecipato alla deliberazione e pianificazione dell’agguato, effettuato sopralluoghi per studiare le abitudini della vittima e individuare il luogo ideale per colpire. Sarebbe stato lui, inoltre, a procurare l’auto utilizzata dal commando di morte, a custodirla nei giorni precedenti l’omicidio e, infine, a recuperare il conducente del veicolo dopo che questo era stato abbandonato in un luogo isolato per far perdere le proprie tracce. Un ruolo da regista occulto, fondamentale per la riuscita del piano criminale.
L’arresto a Capodichino, avvenuto mentre l’indagato era ancora seduto al suo posto sull’aereo di linea, chiude il cerchio su uno dei presunti responsabili di quel brutale fatto di sangue. Si precisa, come da prassi, che il provvedimento eseguito è una misura cautelare emessa in fase di indagini preliminari e che l’indagato è da considerarsi presunto innocente fino a sentenza definitiva.










