Alessandro Di Battista, il capitan futuro del M5s, è sparito dalla scena

C'è chi, con malizia, sostiene che questa sia una tattica per avvicinarsi alla leadership del Movimento

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse
Di Dario Borriello

ROMA (LaPresse) – Che fine ha fatto Alessandro Di Battista? Dopo aver a lungo cavalcato l’onda del successo, ora che ci sarebbe grande bisogno del suo stile, l’ex deputato M5s sembra letteralmente sparito dalla scena. Proprio nei giorni più caldi della polemica sulla gestione dei flussi migratori, con il braccio di ferro ingaggiato dal vicepremier Matteo Salvini con l’Europa. ‘Dibba’ ha deciso di imporsi una specie di mordacchia, nonostante il leader della Lega sia intervenuto a gamba tesa su alcuni dei temi a lui più cari. Addirittura bloccando oltre 600 migranti sulla nave Aquarius per giorni. Proprio lui, che dagli ‘ultimi del mondo’ ha imparato ad appassionarsi di politica (così racconta), è rimasto in silenzio. Anche i suoi canali social, solitamente prolifici di notizie e pensieri, da un po’ sono fermi. Solo sporadici appunti di viaggio sul reportage che sta realizzando per il ‘Fatto quotidiano’ e ‘il Loft’, la televisione del gruppo editoriale, tra Stati Uniti, Messico e Sudamerica.

Questo è quanto ha scritto l’ultima volta che ha deciso di rispondere a chi lo accusava di tirare i remi in barca

“Non essendo più un parlamentare decido io e soltanto io quando scrivere e se commentare o meno una questione”. Una piccola delusione per i suoi tantissimi fans. L’ex deputato M5S lo scorso 12 maggio spiegò che “per questioni estremamente complesse preferisco prendermi qualche ora in più di riflessione”. Benedicendo il fuso orario che “aiuta”. Da quel momento il suo pensiero, le sue parole e il suo piglio da ‘pasionario’ sono totalmente scomparsi. Eppure il suo “amico” Luigi Di Maio, Dio solo sa quanto avrebbe avuto bisogno della sponda del ‘Dibba’ a questo giro. La differenza di impostazione, anche comunicativa, con Salvini lo ha portato nelle retrovie del gradimento popolare (e populista). A tutto vantaggio del ministro dell’Interno, che mentre Di Battista attraversava il confine tra Usa e Messico si prendeva la scena. Non solo a scapito del premier, Giuseppe Conte, ma anche del capo politico dei pentastellati.

Qualcuno, malignamente, vede nella strategia dell’ex parlamentare il modo per avvicinarsi alla leadership del Movimento

In poche parole, ipotizza qualche parlamentare di rango dei Cinquestelle, mettendo tra sé e l’attuale capo politico un solco ben preciso, lasciandolo ‘cuocere’ a fuoco lento dall’alleato che ha scelto e fortemente voluto per quel ‘governo del cambiamento’ che, a poco a poco, sembra si stia trasformando sempre più nel ‘governo Salvini’, Dibba potrebbe assicurarsi una ‘verginità’ politica da giocarsi quando toccherà a lui. Del resto non è un mistero che ai piani alti del M5S sia considerato il profilo perfetto per competere con il segretario leghista. Per stile comunicativo, carisma e capacità di bucare lo schermo, mantenendo sempre alto il livello di ‘populismo’. Lo scontro sul censimento nei campi rom, per esempio, sarebbe sicuramente stato più intenso e molto poco ‘poltically correct’, con Di Battista in tolda di comando. Peccato però che sia dall’altra parte del mondo, a raccogliere frammenti di vita sulla dipendenza da zucchero, tra un viaggio in bus e una visita alle sedi di Facebook e Tesla. Ma tanto lo ha promesso: “Torno presto”. Quando sarà il suo momento.

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