Alta velocità Napoli-Bari, l’ombra del clan Belforte sui cantieri: 12 indagati

Al centro degli accertamenti l’Areco di Marcianise: la società avrebbe beneficiato di condizioni agevolate in cambio di denaro e altre utilità. Contestate anche fatture per operazioni inesistenti. Perquisizioni e sequestri della Guardia di Finanza su delega della Procura di Napoli.

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Giandomenico Colella, Raffaele Salzillo, Dante Salzillo e Angelo Salzillo
Giandomenico Colella, Raffaele Salzillo, Dante Salzillo e Angelo Salzillo

Rendere il Mezzogiorno più vicino. Accorciare le distanze tra Campania e Puglia. Rafforzare i collegamenti del Sud con il resto della rete nazionale. Sono questi gli obiettivi dell’alta velocità Napoli-Bari. I cantieri stanno avanzando e negli anni scorsi hanno toccato Afragola e l’area avellinese. Proprio una parte di quel sistema di lavori e subappalti è finita al centro dell’inchiesta della Procura di Napoli, che, nelle scorse ore, ha fatto scattare perquisizioni e sequestri.

Il fascicolo è coordinato dal pubblico ministero Henry John Woodcock e trae origine dagli accertamenti del Nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Napoli. Il lavoro delle fiamme gialle ha fatto emergere presunte ipotesi di corruzione, fatture per operazioni ritenute inesistenti, gestione illecita di rifiuti e violazioni connesse alla manodopera. E in alcuni casi compare l’ombra della mafia casertana. In che modo? Con la scelta di aver agito, secondo l’accusa, per agevolare il clan Belforte: una contestazione pesante, molto pesante, che naturalmente dovrà essere provata nel contraddittorio processuale.

Il centro della ricostruzione accusatoria è Areco Srl, società che la Procura, diretta da Nicola Gratteri, ritiene riconducibile a Dante Salzillo, 45 anni, di Marcianise. Per gli investigatori, Salzillo avrebbe avuto un ruolo di snodo nei rapporti con la filiera dei cantieri: il presunto obiettivo sarebbe stato quello di assicurare alla società condizioni di favore, dai pagamenti più rapidi agli affidamenti, dai subappalti ai lavori in economia, fino alle deroghe o semplificazioni operative.

La formula dell’accusa è quella dello scambio. Un vantaggio nell’operatività di cantiere, nella liquidazione dei crediti o nei rapporti contrattuali; in cambio, denaro e altre utilità. Come si sarebbe concretizzato lo scambio? Attraverso somme in contanti, cene, viaggi, telefoni, orologi di pregio e beni di consumo. Non si tratta di una contestazione rivolta automaticamente alle società richiamate nell’indagine con cui l’Areco ha avuto rapporti. Parliamo di Anacav, Hirpinia Av, Webuild, Ghella, Consorzio Telese e Consorzio Xenia: queste compaiono per i ruoli ricoperti da alcuni loro dipendenti che avrebbero avuto, a detta della Procura di Napoli, rapporti non corretti con Salzillo.

Accanto a Dante Salzillo compaiono i fratelli Raffaele, 49 anni, e Angelo, 39 anni, entrambi di Marcianise. E l’inchiesta ha fatto emergere anche la figura di Giandomenico Colella, 43 anni, di Marcianise, già consigliere comunale e collaboratore di Dante Salzillo. La Procura gli attribuisce, in episodi specifici, un ruolo di concorrente o intermediario nella rete di rapporti e nelle consegne contestate. Il suo nome ricorre, quindi, e viene collegato dagli investigatori nell’ipotizzata catena di collegamento tra il versante imprenditoriale e quello operativo.

Ad essere indagati in questa vicenda, oltre ai Salzillo e a Colella, ci sono Aristodemo Busillo, 56 anni, di Salerno; Giovanni Gentile, 39 anni, di Napoli; Alessio De Luca, 42 anni, di Fara in Sabina; Vincenzo Metelli, 56 anni, di Viterbo; Luciano Vermicelli, 65 anni, di Orvieto; Piero Centonze, 40 anni, di Milano; Maurizio Ferroni, 61 anni, di Passignano sul Trasimeno; Francesco Cosentino, 47 anni, di Lauria.

Le contestazioni, a vario titolo, vanno dalle ipotesi di gestione illecita di rifiuti e profili fiscali alle violazioni relative alla manodopera nei subappalti. Il nucleo più ampio, però, resta quello dei favori che avrebbero accompagnato i lavori dell’alta velocità. Nel collegio difensivo risultano coinvolti, tra gli altri, gli avvocati Angelo Raucci, Nicola Russo, Domenico Cesaro e Ferdinando Letizia.

Tutti gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza irrevocabile di condanna.

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