Mafia e appalti dell’Alta velocità: la Procura chiede 41 arresti. Tutti i nomi

Per la Dda, i Belforte avrebbero puntato a inserire imprese a loro vicine nelle opere della Tav attraverso una rete di relazioni che ruotava attorno alla società Areco. Contestati, a vario titolo, associazione mafiosa, concorso esterno, corruzione, false fatture, frodi e reati in materia di lavoro

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CASERTA – Mescolarsi all’imprenditoria regolare, costruire relazioni con chi poteva aprire porte nei cantieri dell’Alta velocità Napoli-Bari e favorire l’ingresso di imprese ritenute vicine al gruppo. È il disegno che la Direzione distrettuale antimafia di Napoli attribuisce a Pasquale Belforte, 48 anni, cugino dei boss Domenico e Salvatore Belforte, e a Camillo, figlio di Domenico. L’inchiesta, che ha fatto emergere questo presunto schema, è stata condotta dai finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Napoli.

L’ombra dei Mazzacane

Secondo la Dda, Pasquale e Camillo Belforte sarebbero oggi tra i componenti apicali del gruppo malavitoso dei ‘Mazzacane’ con base a Marcianise. Un’organizzazione che, secondo l’accusa, guarderebbe soprattutto agli affari. E il presunto punto di contatto tra la compagine e le imprese è individuato dalla Procura di Napoli nella Areco srl di Dante Salzillo e del fratello Raffaele. La Dda contesta ai due, quali concorrenti esterni, di avere fornito un contributo stabile al gruppo, anche favorendo l’ingresso nelle procedure pubbliche di imprese ritenute vicine ai Belforte, riconducibili a Francesco Giacco, Franco Manno e Gianfranco Gaudiano. Nella ricostruzione accusatoria, la partita non si limiterebbe all’ottenimento di singole commesse. Affidamenti, pagamenti e rapporti personali avrebbero alimentato un sistema in grado di favorire Areco e, al tempo stesso, di rafforzare la capacità operativa del sodalizio. Dante Salzillo, sempre secondo l’accusa, si sarebbe reso disponibile a pilotare l’assegnazione e l’esecuzione di lavori e servizi pubblici e a fare assumere persone segnalate dagli esponenti del gruppo.

La richiesta di arresto

L’inchiesta, coordinata dal pm Henry John Woodcock e dall’aggiunto Sergio Ferrigno della Procura guidata da Nicola Gratteri, ha portato la Dda a chiedere misure cautelari per 45 persone (per 37 il carcere, per 4 i domiciliari e per altrettanti i divieto di dimora), su 49 indagati complessivi (per Michele Piccolo, Santo Migliaccio, Luca Marinelli e Carmine Marinelli non è stata formulata richiesta di misura). Nei confronti dei Salzillo e di altri dieci indagati, proprio nell’ambito di questa inchiesta, la guardia di finanza – come riportato nell’edizione di ieri di Cronache di Caserta – ha inoltre eseguito perquisizioni nelle scorse ore.

Le contestazioni, a vario titolo, spaziano dall’associazione di tipo mafioso e dal concorso esterno al trasferimento fraudolento di valori, dalla corruzione alle fatture per operazioni inesistenti, fino a frodi, reati in materia di lavoro e favoreggiamento personale. Per 19 indagati – tra i quali non figurano i Belforte – il gip ha disposto l’interrogatorio preventivo, previsto dalla riforma Nordio prima dell’eventuale decisione sulle misure. Una scelta che, in questa fase, può essere letta come la volontà del giudice di acquisire chiarimenti e di sottoporre le contestazioni della Dda a un primo confronto prima di decidere. Diversamente, se avesse ritenuto già sussistenti, allo stato degli atti, i presupposti per applicare le misure richieste, avrebbe potuto pronunciarsi subito, anche alla luce della contestata aggravante mafiosa.

Le presunte mazzette e i regali

Accantonando, per ora, i destini cautelari degli inquisiti, torniamo al fulcro dell’inchiesta: gli appalti e i subaffidamenti lungo la linea Napoli-Bari, nei cantieri riconducibili ai consorzi Nacav, Hirpinia Av e Telese. La Procura sostiene che alcuni responsabili di cantiere e soggetti qualificati come incaricati di pubblico servizio avrebbero favorito Areco rispetto alle altre imprese, attraverso affidamenti diretti, lavori in economia, pareri favorevoli, accelerazioni nei pagamenti e, in alcuni casi, subappalti concessi in deroga alle prescrizioni vigenti.
Uno degli episodi riguarda Hirpinia Av. Secondo l’accusa, sarebbero stati agevolati pagamenti preferenziali per crediti vantati da Areco, per oltre un milione e mezzo di euro complessivi in quattro bonifici tra luglio e ottobre 2024. In cambio, sempre nella prospettazione della Procura, sarebbe stata consegnata una somma di 5mila euro.

In un altro caso, un direttore di cantiere Nacav avrebbe ricevuto almeno 5mila euro per favorire affidamenti, subappalti e pagamenti. A un capo cantiere vengono contestati una dazione di almeno 2mila euro e, in un diverso passaggio, l’assunzione di un nipote nell’azienda. Le utilità contestate non sarebbero state soltanto in denaro: negli atti compaiono una cena, l’uso per alcuni giorni di una Porsche Macan, un trattorino tagliaerba, la disponibilità gratuita di un appartamento, box natalizi, orologi di pregio e la promessa di un’autovettura. Per la Procura, questi episodi delineerebbero una rete di contropartite finalizzata a produrre vantaggi aziendali; le persone coinvolte potranno fornire la propria versione e contestare ogni addebito nelle sedi previste.
Un altro capitolo riguarda il materiale nei cantieri. A un direttore di Hirpinia Av viene contestato di avere favorito Areco anche consentendo la sottrazione di pannelli e puntelli dal sito di Grottaminarda. La presunta contropartita sarebbe stata di almeno 3mila euro.

Gli operai ‘sfruttati’

Accanto agli appalti, gli atti collocano il capitolo del lavoro. A Dante Salzillo, Ali Salah Ali Abdelati e, per l’ipotesi di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, anche a Raffaele Salzillo, la Procura contesta l’impiego di lavoratori egiziani privi del necessario permesso di soggiorno nei cantieri dell’Alta velocità. L’accusa sostiene che la manodopera sarebbe stata reclutata e gestita tramite l’intermediario e sottoposta a condizioni di sfruttamento: orari prolungati, mancati riposi, retribuzioni inferiori ai minimi e carenze sul fronte della sicurezza. La Dda collega anche queste contestazioni alla finalità di agevolare il clan Belforte.

I soldi verso l’Egitto

In questo contesto, gli atti ricostruiscono un presunto passaggio di denaro verso l’Egitto. Secondo la Procura, Dante Salzillo avrebbe chiesto al gruppo Belforte una mediazione con Domenico Di Lillo affinché Ali Salah Ali Abdelati trasferisse, attraverso un’azienda riconducibile a quest’ultimo, circa 300mila euro per l’acquisto di un immobile riservato a investitori stranieri. L’operazione sarebbe stata realizzata, nell’ipotesi accusatoria, mediante false fatturazioni; la provenienza del denaro è a sua volta oggetto di contestazione.

Le fatture false

Nel fascicolo compare inoltre un presunto circuito di fatture per operazioni inesistenti. Alcune società avrebbero emesso documenti fiscali fittizi nei confronti di Areco e, dopo i bonifici, parte delle somme sarebbe stata restituita in contanti a Dante Salzillo. La Procura ipotizza che quella liquidità potesse servire, almeno in parte, alle presunte dazioni corruttive. Un episodio del settembre 2024 riguarda una fattura da 65mila euro e un’operazione finalizzata al trasferimento di denaro all’estero; altri capi d’imputazione ricostruiscono fatture e restituzioni di contanti nel 2025 e nel gennaio 2026.

Il filone Fabbrocino

Sul grande cantiere Napoli-Bari si affaccia infine un filone distinto, relativo ad Ariano Gregorio, Vincenzo Martino ed Eufemia Moccia. Per la Dda, Ariano avrebbe intestato fittiziamente le quote della società Agmoving a Martino e Moccia per eludere le misure di prevenzione patrimoniali e continuare a partecipare alle procedure di appalto, comprese quelle legate alla Tav. In questo caso la contestazione è aggravata dall’agevolazione del clan Fabbrocino.

Il quadro della Procura è quello di un sistema fondato su relazioni, prestazioni, assunzioni, fatture e disponibilità di manodopera. Sarà il vaglio del gip e, se il procedimento proseguirà, il contraddittorio processuale a stabilire se le singole condotte integrino le ipotesi di corruzione, di agevolazione mafiosa e gli altri reati contestati.

Nel collegio difensivo degli indagati – tutti innocenti fino a un’eventuale sentenza di condanna irrevocabile – figurano, tra gli altri, gli avvocati Angelo Raucci, Nicola Russo, Ferdinando Letizia, Domenico Cesaro e Nicola Musone.

In venti dal gip per l’interrogatorio

Sono venti gli indagati nell’inchiesta sui cantieri dell’Alta velocità Napoli-Bari per i quali il gip Federica Girardi del Tribunale di Napoli ha emesso l’invito a comparire (il 15 settembre) per l’interrogatorio preventivo di garanzia.

Nell’elenco figurano Dante Salzillo, Raffaele Salzillo, Angelo Salzillo, Giandomenico Colella, Aristodemo Busillo, Alessio De Luca, Piero Centonze, Maurizio Ferroni, Francesco Cosentino e Ali Salah Ali Abdelati. Dovranno comparire inoltre Salvatore Francesco Caruso, Alessandro Cupellini, Maurizio Di Prima, Antonio Donadio, Gianfranco Fontana, Costantino Guidubaldi, Vincenzo Moriello, Alberto Sannino, Alessandro Stabile e Domenico Di Lillo.

L’interrogatorio preventivo è il passaggio che precede l’eventuale decisione del giudice sulle misure cautelari richieste dalla Dda. Gli indagati potranno rendere dichiarazioni e articolare le proprie difese; le contestazioni restano al vaglio dell’autorità giudiziaria.

Alta velocità Napoli-Bari, l’ombra del clan Belforte sui cantieri: 12 indagati

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