Andrea Kimi Antonelli ha celebrato il suo sesto successo stagionale nel Gran Premio del Belgio con un’ormai consueta “scodata” all’ultima curva. Un guizzo di festeggiamento che il pilota diciannovenne si concede fin dai tempi dei kart, unendo spettacolo e risultato.
La vittoria conquistata sul circuito di Spa-Francorchamps ha consolidato la sua leadership nel Mondiale di Formula 1, portando il suo vantaggio su Lewis Hamilton a 45 punti. Un risultato che evidenzia non solo il suo talento, ma anche la maturità acquisita in un percorso fulmineo ai vertici del motorsport.
All’interno del team Mercedes, Antonelli è apprezzato per la sua duplice natura. Toto Wolff, team principal della scuderia, ha descritto un pilota capace di essere estroverso e scherzoso, ma anche un professionista meticoloso nel lavoro con gli ingegneri. Lo stesso Antonelli ha raccontato con ironia di aver “italianizzato” la squadra con il suo calore e la sua espansività, un approccio che ha conquistato anche il suo ingegnere di pista, Peter Bonnington.
Questo equilibrio è frutto di un percorso non privo di difficoltà. Il pilota ha ricordato la sua prima stagione in Formula 1 come un periodo intenso, in cui ha affrontato una pressione enorme e momenti di crisi. “È come se avessi imparato quello che si impara in cinque anni in uno solo”, ha ammesso Antonelli, sottolineando come quelle esperienze lo abbiano reso più forte e consapevole.
Nonostante la posizione dominante in classifica, Antonelli preferisce non parlare di titolo. “Sono molto superstizioso”, ha spiegato, “e non ragiono in questi termini. Bisogna pensare di gara in gara”. Un approccio pragmatico che riflette la sua passione pura per la competizione, un amore per la velocità che il padre Marco, suo primo mentore, ha sempre riconosciuto in lui.
La sua filosofia è chiara: concentrarsi sulla singola prestazione, senza lasciarsi distrarre dall’obiettivo finale. Un metodo che sta pagando, come dimostrano i sei successi in dieci Gran Premi disputati.
Con la vittoria in Belgio, Antonelli ha eguagliato Riccardo Patrese come secondo pilota italiano più vincente nella storia della Formula 1. Davanti a lui resta solo il mito Alberto Ascari con 13 successi. Tuttavia, il giovane pilota rifugge i paragoni: “Cerco solo di scrivere la mia storia, e sento di essere soltanto all’inizio”.
Più dei record, per lui conta l’orgoglio di rappresentare l’Italia. “Tutte le volte che sono sul podio e sento suonare l’Inno di Mameli mi viene la pelle d’oca”, ha confessato. Un sentimento profondo che guida un campione maturo e consapevole, ma che non ha perso la voglia di divertirsi come un bambino al volante.









