Rubens Barrichello ha vinto due volte a Monza con la Ferrari, nel 2002 e nel 2004, oltre al successo del 2009 con la Brawn GP. L’ex pilota brasiliano ha conservato nel cuore questi momenti, in parte merito di un amico speciale che gli ha insegnato i segreti della pista. “Sono arrivato qui per la prima volta nel 1992. Dovevo incontrare una persona che sarebbe diventata molto importante per me: Alessandro Zanardi. Mi ha spiegato come guidare a Monza con la Formula 3000, su questa pista lui volava”.
Il ricordo più forte resta però il legame con Michael Schumacher e gli anni in Ferrari. “Michael è troppo importante per la Formula 1, dovremmo ricordarlo ogni giorno. I nostri sei anni in rosso sono stati bellissimi”, ha dichiarato Barrichello. Ha poi sottolineato la cultura del lavoro di squadra: “Ai tempi se l’aerodinamica non funzionava non si puntava il dito contro qualcuno. Si perdeva e si vinceva insieme. Chi dice che Schumacher ha trionfato e io no, non capisce niente, perché anche io sviluppavo la macchina. Ho visto tante volte Michael dire ‘decide Rubens'”.
Il rapporto tra i due andava oltre la pista. “Siamo andati persino insieme a Disneyland. Molti immaginano i compagni di squadra come rivali, ma se si lavora per un team che vuole vincere bisogna essere legati per andare avanti”. Il lavoro era intenso ma gratificante. “Nei test percorrevamo oltre 600 chilometri al giorno, l’equivalente di un paio di Gran Premi, ma era più divertente del simulatore di oggi”.
Nella sua carriera, Barrichello ha affrontato anche momenti drammatici. “In Brasile diciamo che alcune persone hanno sette vite come i gatti. Io ne ho perse tre o quattro”. Il riferimento è al terribile incidente di Imola nel 1994 e a un ictus che lo ha colpito nel 2018. “A volte incontro persone che erano in tribuna quel giorno e si erano convinte che fossi morto. Ringrazio Dio per essere ancora qui”.
Queste esperienze hanno rafforzato il suo amore per la vita e la sua storia è diventata fonte di ispirazione. “Considerate le mie origini, sembrava impossibile arrivare in Formula 1. Per questo la mia storia è di ispirazione in Brasile”, ha spiegato, ricordando anche altre vittorie memorabili come la rimonta dal 18° posto in Germania nel 2000 e la performance a Silverstone nel 2003.
Infine, uno sguardo al futuro della Ferrari con la coppia formata da Lewis Hamilton e Charles Leclerc. “Dalla Ferrari sono passati piloti di primissimo livello che non hanno fatto la storia della rossa e altri meno blasonati che hanno lasciato il segno”, ha commentato. “Dipende dal momento. Adesso non posso che notare l’impegno di due talenti straordinari come loro”.









