Brasile: Lula contro Bolsonaro in elezioni storiche, Paese valuta svolta a sinistra

L'ex presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, che è di nuovo in corsa per la presidenza, parla ai giornalisti dopo aver votato alle elezioni generali a San Paolo, in Brasile, domenica 2 ottobre 2022. (AP Photo/Andre Penner)

Il Brasile sceglie se svoltare a sinistra. Dopo quattro anni con al timone il presidente di estrema destra Jair Bolsonaro, gli oltre 156 milioni di cittadini aventi diritto (per la maggior parte di loro il voto è obbligatorio) si trovano davanti a una scelta molto polarizzata. Confermare Jair Bolsonaro o virare a sinistra tornando a eleggere l’ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva per i prossimi quattro anni. Una lotta fra titani agli antipodi dello spettro politico.

“Voglio provare a far tornare il Paese alla normalità , provare a far sì che questo Paese torni a prendersi cura del suo popolo”, sono state le parole di Lula poco dopo aver votato nella scuola João Firmino Correia de Araújo a São Bernardo do Campo, nello Stato di San Paolo. “Non vogliamo più discordia, vogliamo un Paese che viva in pace”, ha detto ancora. Quello fra lui e Bolsonaro è per molti versi il duello mancato del 2018, quando Lula non potè affrontare alle urne Bolsonaro perché fu condannato a 19 mesi di carcere per corruzione e riciclaggio di denaro, una condanna poi annullata successivamente dalla Corte suprema.

I sondaggi ipotizzano che Lula possa addirittura vincere al primo turno. Se riuscisse a ottenere più del 50% dei voti già in questa tornata non sarebbe necessario lo svolgimento di un ballottaggio il 30 ottobre. Ma le rilevazioni non danno certezza (l’ultimo di Datafolha dà Lula al 50% e Bolsonaro al 36%, ma con un margine di errore del 2%). E in caso di una vittoria al primo turno si temono scontri: in passato Bolsonaro ha detto che se perdesse le elezioni sarebbe a causa di brogli, accuse che l’authority elettorale ha respinto definendole “false e disoneste” ma che lasciano pensare all’eventualità che il capo di Stato uscente potrebbe eventualmente non riconoscere il risultato elettorale.

“Un’elezione pulita deve essere rispettata”, si è limitato a dire Bolsonaro parlando con i giornalisti a Rio de Janeiro, quando si è recato a votare nel suo seggio di riferimento. Maglietta gialla e verde con i colori della bandiera brasiliana, il presidente ha detto che il primo turno è decisivo. Poi, quando gli è stato chiesto se rispetterà i risultati, non ha dato una risposta diretta: ha sollevato il pollice in su e si è allontanato.

Bolsonaro conta sul sostegno di politici di destra: Donald Trump ha invitato a votare per lui, un appello che il leader brasiliano ha rilanciato sui suoi social; inoltre l’ex premier israeliano Benjamin Netanyahu ha espresso gratitudine per le relazioni bilaterali e anche il premier ungherese Viktor Orban l’ha elogiato. Lui, cresciuto in una famiglia della classe media prima di unirsi all’esercito, durante i suoi 7 anni in Parlamento prima di approdare alla presidenza aveva più volte espresso nostalgia per i 20 anni di dittatura militare.

La sua amministrazione è stata caratterizzata da discorsi ‘incendiari’ ed è stata criticata per la gestione della pandemia di Covid-19, nonché per la peggiore deforestazione dell’Amazzonia da 15 anni. Ma si è costruito una base devota difendendo valori conservatori e presentandosi come protettore della nazione da politiche di sinistra che a suo dire violano le libertà personali e creano instabilità economica.

Secondo i sondaggi, tuttavia, è possibile che come in molti Paesi vicini dell’America Latina alle prese con inflazione alta e numero alto di persone escluse dall’impiego, gli elettori scelgano di guardare a sinistra. È stato recentemente il caso di Gustavo Petro in Colombia, Gabriel Boric in Cile e Pedro Castillo in Perù.(LaPresse/AP)

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