Caso Ilva: Di Maio alle strette. Il nodo è rinviato e non sciolto

Il ministro dichiara "è impossibile pensare di risolvere in 15 giorni un caso che dura da 6 anni"

Foto Renato Ingenito - LaPressecronaca
di Alessandro Banfo

ROMA (LaPresse) – Ci saranno anche 23 mila pagine allo studio (Di Maio dixit), ma al momento il nodo Ilva è solo rinviato e tutt’altro che sciolto. Il dossier delle acciaierie rimane infatti in primo piano piano sul tavolo del governo. E la proroga al 15 settembre non ha lasciato certo indifferenti le altre due parti in causa, ovvero sindacati e azienda.

Arcelor Mittal, pronta ad investire 2,4 miliardi per il piano industriale, in una nota prende atto del posticipo all’autunno per il completamento dell’acquisizione di Ilva. Allo stesso tempo ribadisce “la propria determinazione” per il rilancio dal punto di vista industriale, ambientale e sociale. Oltre a riaffermare “il suo impegno a raggiungere un accordo soddisfacente con i sindacati per costruire soluzioni condivise e sostenibili”.

Gli indiani puntano ad assumere direttamente 10mila lavoratori, altri 1.500 finirebbero in carico a una Newco guidata da Invitalia. E per altri 2.300 ci sarebbe l’impegno a trovare una “collocazione stabile”. I sindacati, invece, continuano a insistere per la riassunzione delle attuali 13.800 persone in forza a Ilva. Ballano, insomma, quasi 4mila posti di lavoro. Dal canto loro le sigle di categoria, a fronte “di una mancata convocazione urgente”, hanno annunciato “la loro autoconvocazione del Consiglio di fabbrica presso il Ministero dello sviluppo economico” per il prossimo 4 luglio.

Il pressing per il ministro Di Maio c’è insomma e il vicepremier alla Camera replica

“Non mi si poteva chiedere di chiudere in 15 giorni 6 anni di rinvii e sono contento che i commissari abbiano chiesto di avvalersi della proroga. Ora serve il cronoprogramma”. Il governo cerca di prendere tempo, visto che la decisione peserà sia dal punto di vista economico sia da quello politico soprattutto per il M5S che non aveva escluso in campagna elettorale anche un chiusura per gli stabilimenti. Ecco allora che anche il ministro delle infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, parla sul tema di “approfondita analisi perché cerchiamo di contemperare diritto al lavoro e salute”.

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