Centrodestra, Rastrelli: “Uniti senza compravendite”

Centrodestra, Rastrelli: "Uniti senza compravendite"
Centrodestra, Rastrelli: "Uniti senza compravendite"

NAPOLI – La necessità di tenere unito il centrodestra, di rendere Fratelli d’Italia più presente sul territorio e la sfida di governo. Il senatore meloniano Sergio Rastrelli, alla sua prima esperienza a Palazzo Madama, traccia con Cronache un bilancio del momento della coalizione e dell’orizzonte del suo partito.

Fratelli d’Italia continua a essere il punto di riferimento della coalizione di centrodestra. Alle Comunali non andrete uniti ovunque, alle Regionali in Campania sarà diverso?

Sicuramente. Noi stiamo costruendo ovunque una nuova Italia che guardi in avanti. A livello locale ci sono dinamiche di territorio e spinte civiche che vanno a determinare un orizzonte diverso, ma noi stiamo operando ogni sforzo per offrire al corpo elettorale segnali di coesione e compattezza. Alle Regionali lo scenario sarà differente e sarà imperativo vedere un fronte di centrodestra forte e ancora più arioso e aperto. Dobbiamo riscattare la Campania da un decennio di pessimo governo del territorio.

Forza Italia ha perso pezzi negli ultimi mesi: intendete accogliere chi è in fuga da altre realtà politiche o intendete evitare di accogliere l’assalto dei voltagabbana?

Prendo atto che Fi si stia riorganizzando e abbia una risposta autonoma che con la sua anima liberale e progressista è insostituibile nel centrodestra. Fdi non deve fare annessioni e operare meccanismi di compravendita. E’ chiaro che siamo la forza più attrattiva a livello nazionale e dobbiamo continuare a rappresentare il fronte nazionale e conservatore. Chi si avvicina a Fratelli d’Italia deve condividerne i valori, rispettarne le regole e sposarne fino in fondo il progetto. 

Stefano Caldoro e Massimo Grimaldi restano fuori dal vostro progetto o c’è una interlocuzione per farli entrare in Fdi?

Caldoro e Grimaldi rappresentano una forza politica autonoma, interpretano una sensibilità diversa. Ritengo che una coalizione che accetta una sfida di governo debba fondarsi sull’armonia dei contrasti. Non bisogna fare livellamenti al ribasso delle differenze, ma rispettare le rispettive identità. I campi larghi si sfaldano inesorabilmente alla prova dei fatti, basta vedere ciò che è successo a Napoli.

Fratelli d’Italia a Napoli aprirà presto una nuova sede. Questo sarà un nuovo inizio per rilanciare le attività sul territorio?

L’apertura di una nuova sede, che sarà centrale ed estremamente prestigiosa, è solo un ulteriore passaggio dell’attività di radicamento del territorio in vista di un ulteriore cambio di passo. Una sede non deve essere un luogo per dinamiche di partito autoreferenziali ma un luogo di mediazione e dialogo. Stiamo costruendo un progetto più ambizioso: quello di creare un partito locale che sia primo nella qualità della proposta politica e all’altezza del partito nazionale, che rappresenti il territorio senza esserne ostaggio. 

A proposito del capoluogo, dopo un anno e mezzo di amministrazione qual è il suo giudizio sul lavoro del sindaco Manfredi, anche rispetto al Patto per Napoli che è chiamato a onorare?

Il mio giudizio è del tutto negativo considerando che la città è ormai stabilmente ostaggio di un’amministrazione catatonica che non è in grado di esprimere alcun segnale di vitalità o presenza. Ormai è terminato l’alibi della terribile eredità dello sfacelo dell’era De Magistris. Non vedo alcuna prospettiva di riscatto. Manfredi e la sua amministrazione sono soltanto il segnale di un progressivo cedimento politico e istituzionale.

Il Pd di Schlein sembra intenzionato a isolare il governatore. De Luca potrà trovare sponde di dialogo con pezzi di centrodestra a livello politico o istituzionale?

E’ un uomo che non ha rispetto istituzionale. Il tramonto della sua esperienza è un dato acquisito, a prescindere da quanto sta accadendo all’interno del Pd. I sultanati che reggono soltanto su equilibri di potere e clientela non hanno alcuna prospettiva di governo, sono sempre destinati all’implosione e De Luca non farà eccezione a questa regola.

In queste ore sta incontrando con il ministro Sangiuliano, come intende declinare Fdi il tema della cultura?

L’Italia è per definizione una superpotenza culturale a livello mondiale. Quello che abbiamo a Napoli non va solo custodito e protetto. Va valorizzato e deve diventare la prima leva del rilancio del territorio. Sangiuliano e il governo stanno dimostrando che la città può uscire dall’immobilismo e giocare un ruolo da protagonista. Dopo anni si rilancia il San Carlo, si investe su Palazzo Fuga, tanto per cominciare. E’ la prova ulteriore dello straordinario impegno del governo di Giorgia Meloni.

Riforma della giustizia. E’ in corso un vero e proprio braccio di ferro. Quali i prossimi passi? 

Il braccio di ferro è inevitabile quando si operano con coraggio delle scelte strutturali delle quali l’Italia ha drammaticamente bisogno. Nordio è un uomo di estremo coraggio, ha una visione che ha l’obiettivo di riavvicinare la giustizia a cittadini ed imprese. Le inefficienze nell’amministrazione della giustizia determinano ogni anno uno spreco di 40 miliardi, il 2% del Pil. Per questo bisogna incidere in profondità sulla giustizia ed è quello che faremo dopo trent’anni di ignavia.

Ci sono grandi perplessità da parte degli avvocati sulla fattibilità reale delle nuove modalità di registrazione degli interrogatori, cosa pensa a riguardo?

Rivendico con orgoglio la circostanza di indossare tutt’ora la toga. Prendo atto della legittimità di queste perplessità, perché la riforma Cartabia ha avuto il merito di intervenire nel rendere più efficiente e celere la giustizia ma ha risentito dell’equivoco della maggioranza di governo che la sosteneva e dei conseguenti compromessi al ribasso. Questa è una criticità sulla quale vanno apportati interventi chirurgici immediati. Gli avvocati devono esercitare, senza fare sconti, il loro ruolo di stimolo, contrasto e denuncia. C’è, però, una grande aspettativa anche del mondo forense e saluto con favore la loro disponibilità al confronto.

E’ la sua prima esperienza da senatore, che bilancio traccia del suo primo semestre a Palazzo Madama?

E’ un bilancio chiaramente interlocutorio ma devo dire che è un’esperienza estremamente coinvolgente da vivere con spirito di servizio. Il partito ha voluto onorarmi di responsabilità gravose, come il ruolo nell’ufficio di presidenza della commissione Giustizia e l’inserimento nella giunta per le elezioni e le immunità parlamentari. Sul soffitto della sala più bella del Senato c’è un monito di Machiavelli: “Nessuna cattiva sorte li fece mai diventare abietti e nessuna buona fortuna li fece mai essere insolenti”. Intendo uniformare tutto il mio mandato a queste splendide parole di ammonimento.

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