Dai funerali al mondo del pallone, l’ascesa di Costantino Garofalo

Ora è in carcere con l’accusa di mafia: ha guidato la squadra di calcio, estranea all’inchiesta, dal luglio 2024 al maggio 2025

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Garofalo e Zara
Costantino Garofalo, indagato per mafia, e Giuseppe Zara, presidente dell'Asd Casapesenna (lui e la società sono estranei all'inchiesta della Dda che ha portato in carcere Garofalo)

CASAPESENNA – Le onoranze funebri, innanzitutto. È in questo settore che Costantino Garofalo ha sviluppato la parte principale della propria attività imprenditoriale. Un’espansione che, secondo la Direzione distrettuale antimafia di Napoli, sarebbe stata favorita anche dai suoi presunti legami con la fazione Zagaria del clan dei Casalesi. Contatti emersi nell’indagine, coordinata dai pubblici ministeri Alfredo Gagliardi, Vincenzo Ranieri e Vincenzo Toscano, che lo scorso luglio ha portato in carcere il giovane uomo d’affari con l’accusa di associazione mafiosa: gli inquirenti lo considerano uno dei riferimenti della cosca sul territorio insieme al suocero Raffaele Nobis.

Mentre ricostruivano la sua figura, prima del blitz, i militari dell’Arma di Caserta hanno acceso i riflettori anche sull’impegno ‘sportivo’ dell’imprenditore. Un capitolo che non rientra nelle contestazioni formulate dalla Dda, ma che gli investigatori avrebbero considerato indicativo del percorso di espansione economica e sociale di Garofalo.

Nel luglio 2024 l’imprenditore diventò presidente dell’Asd Casapesenna, formazione allora militante nel campionato di Prima Categoria. Rimase alla guida della società fino al maggio 2025. In quel momento la presidenza passò a Giuseppe Zara, che durante la gestione Garofalo aveva ricoperto l’incarico di vicepresidente.

Il calcio, dunque, non è indicato come uno degli strumenti attraverso i quali sarebbero stati commessi i reati contestati. L’esperienza alla guida della società sportiva è stata però osservata dai militari come uno dei tasselli della crescente esposizione pubblica di Garofalo: dall’impresa alle relazioni sul territorio, fino alla presidenza della squadra locale.
A riportare nelle ultime ore l’attenzione sull’Asd Casapesenna è stato proprio Giuseppe Zara. Nel febbraio scorso il presidente era stato raggiunto da un Daspo della durata di un anno, emesso dal questore di Caserta Andrea Grassi. Un secondo provvedimento, della durata di due anni, aveva riguardato il dirigente Gennaro Napoletano.

I provvedimenti erano scaturiti dai fatti avvenuti durante l’incontro tra Asd Casapesenna e Città di Brusciano, disputato nell’autunno precedente allo stadio ‘Graziano Papa’ di Succivo. Secondo la ricostruzione della Polizia di Stato, i due dirigenti si sarebbero resi protagonisti di comportamenti tali da turbare l’ordine pubblico.

Il Daspo vieta a Zara di accedere agli impianti sportivi, in Italia e all’estero, in occasione delle partite dell’Asd Casapesenna, comprese quelle amichevoli. E proprio il rispetto di questo divieto è ora al centro di un nuovo intervento.

Nel recente incontro disputato ad Aversa – dove il Casapesenna è stato costretto a giocare perché il proprio campo non è ancora disponibile – Zara sarebbe stato riconosciuto all’interno dello stadio dagli agenti del locale commissariato. La sua presenza è stata segnalata per la presunta violazione del Daspo. Spetterà ora alle autorità competenti ricostruire quanto accaduto e valutare l’eventuale responsabilità.

La nuova vicenda non modifica un punto che deve restare chiaro: Giuseppe Zara è estraneo all’inchiesta della Dda che ha portato in carcere Costantino Garofalo e non risulta indagato in quel procedimento. Il suo nome emerge esclusivamente per il ruolo ricoperto prima come vicepresidente e poi come presidente della società, oltre che per le autonome vicende legate al Daspo.

Allo stesso modo, l’esperienza di Garofalo nel calcio non figura tra i fatti contestati dalla Procura antimafia. Per gli investigatori rappresenterebbe, però, un ulteriore elemento utile a leggere la sua crescita e la progressiva capacità di occupare spazi pubblici sul territorio.

Dalle onoranze funebri alla presidenza della squadra del paese: anche il pallone è così entrato nella ricostruzione di un’ascesa imprenditoriale e sociale che la Dda ritiene legata alla cosca Zagaria. Un’ipotesi ancora tutta da dimostrare, ma destinata verosimilmente a restare sotto la lente degli investigatori.

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