Elezioni FIGC, Abete non si ritira: “Competo fino alla fine”

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Cronache sport calcio
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Alla vigilia dell’assemblea elettiva per la presidenza della FIGC, Giancarlo Abete ha confermato la sua intenzione di portare avanti la candidatura fino al voto. Pur riconoscendo un pronostico sfavorevole rispetto all’altro candidato, Giovanni Malagò, l’attuale presidente della Lega Nazionale Dilettanti ha sottolineato la volontà di competere per “dare contenuto a una proposta di politica sportiva”. Secondo Abete, l’elezione segna un ritorno a un percorso più dialettico dopo l’unanimità che aveva caratterizzato la nomina di Gravina, auspicando una logica di sistema meno corporativista.

Abete ha spiegato che la sua candidatura era nata con l’obiettivo di favorire un tavolo di confronto tra le componenti federali, un’occasione che ritiene sia andata persa. Proprio in assenza di un percorso condiviso e di un programma unitario, ha deciso di non fare un passo indietro per favorire un confronto sui contenuti, anche a posteriori. Ha affermato che in una logica democratica si compete fino in fondo.

Il candidato non ha nascosto il suo rammarico per il sostegno manifestato da Associazione Calciatori (AIC) e Associazione Allenatori (AIAC) a Malagò, annunciando che dopo le elezioni cercherà di capire le motivazioni di una scelta mai spiegata pubblicamente. Ha comunque precisato che la sua non è una battaglia personale, ma una questione di metodo. Abete ha dichiarato di non aver “inseguito nessuno” per ottenere voti, credendo nella libertà di scelta dei delegati.

Una critica ferma è stata rivolta all’ultimo provvedimento del governo, promosso dal ministro per lo Sport Andrea Abodi, che ha sottratto l’1% della mutualità derivante dai diritti tv ai settori giovanili della FIGC. Queste risorse, pari a circa 10,8 milioni di euro, sono state destinate alla Serie A femminile. Abete ha evidenziato come 9 delle 12 società beneficiarie siano le stesse che erogano quei fondi, definendo l’operazione un drenaggio di risorse che impatta pesantemente sulla sua Lega Nazionale Dilettanti.

Ha espresso inoltre perplessità sulla tempistica della misura, arrivata a pochi giorni dal voto, così come sulla decisione relativa al “pantouflage”, definendo anomalo che se ne sia parlato per mesi per poi decidere a ridosso delle elezioni. Nel suo programma, ha ricordato di essere stato l’unico ad aver fatto riferimento organico alla riforma Zola, considerata una delle poche vere novità degli ultimi anni.

In vista del risultato, Abete ha dichiarato di non aver fissato una soglia minima di voti, puntando al 51% pur consapevole delle difficoltà. Ha assicurato che, in caso di sconfitta, opererà in Consiglio federale in modo propositivo per il bene del calcio italiano, con l’obiettivo di restituirgli “una dimensione vincente e una reputazione migliore”. Ha concluso auspicando che, a prescindere dall’esito, il dibattito possa finalmente concentrarsi sui problemi reali del sistema.

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