Dejan Savicevic, ex fuoriclasse del Milan e attuale presidente della Federcalcio montenegrina, ha espresso un’analisi netta sul momento del club rossonero, suggerendo una soluzione drastica per uno dei suoi talenti più discussi. L’ex ‘Genio’ non ha usato mezzi termini, concentrandosi in particolare sul futuro di Rafael Leão.
“Non capisco quel ragazzo. Lo lascerei andare, sarebbe meglio per tutti”, ha dichiarato Savicevic. Secondo lui, il principale errore gestionale del Milan è stato proprio non vendere l’attaccante portoghese. Questa visione nasce anche dalla delusione per il mancato approdo in Champions League: “A un certo punto della stagione, consideravo scontato l’accesso, poi mi sono ritrovato quinto all’improvviso”.
Per Savicevic, le responsabilità delle prestazioni altalenanti della squadra sono da attribuire più ai giocatori che all’allenatore. Ha anche espresso scetticismo riguardo alle strategie di mercato per la dirigenza, commentando con sarcasmo l’ipotesi di pagare un indennizzo per un direttore sportivo come Krösche: “Pagare per Krösche? Andiamo… non è mica Ancelotti”.
L’analisi si è poi allargata alla crisi del calcio italiano. Secondo Savicevic, un cambio al vertice federale non risolverà i problemi strutturali. “Non cambierà nulla. Il problema non è il presidente, sono i calciatori e il modo in cui vengono allenati”.
La sua critica è mirata alla formazione dei giovani: “I ragazzi non dribblano più. Fanno due tocchi e poi giocano la palla sull’esterno. Così non migliori mai”. Ha sottolineato come l’Italia, un tempo patria di grandi portieri e difensori, sembri aver smarrito quella tradizione.
Spostando lo sguardo sul panorama internazionale, Savicevic ha confrontato i due fuoriclasse dell’ultima generazione, Messi e Ronaldo. “Messi è sempre stato 70% talento e 30% applicazione, Cristiano il contrario. Con l’età il fisico cala e solo il talento può tenerti in piedi”.
Per questo, ha consigliato al portoghese di lasciare la nazionale per concentrarsi sul club e puntare a nuovi record di gol. Riguardo ai Mondiali, ha indicato la Francia come una sicura semifinalista e Kylian Mbappé come “il più forte”. Ha anche elogiato Vincenzo Montella per il suo lavoro con la Turchia, definendolo “uno dei pochi tecnici italiani con mentalità offensiva”.
Infine, Savicevic ha ricollegato la sua critica al calcio moderno a un ricordo personale. Ha raccontato di aver iniziato a giocare seriamente solo a 15 anni, dopo aver passato l’infanzia a perfezionare la tecnica nel calcio di strada. “Io ho sempre dribblato, molto più in strada che in campo”, ha concluso, suggerendo che la creatività e l’istinto si formino lontano dagli schemi rigidi delle scuole calcio attuali.








