Il Met Office, servizio meteorologico del Regno Unito, ha confermato il raggiungimento di un nuovo record provvisorio di temperatura per il mese di maggio e la primavera, con un picco di 34,8 °C. Valori così elevati non si registravano in questo periodo dell’anno dal 1922 e dal 1944.
L’ondata di calore non ha investito solo il Regno Unito. In Spagna, il termometro ha toccato i 38 °C, mentre in diverse località di Francia e Germania sono stati raggiunti i 35 °C. Anche nel Nord Italia e in Svizzera le temperature registrate sono state di 10-15 °C superiori rispetto alle medie stagionali.
Dal punto di vista meteorologico, queste temperature estreme, più tipiche del mese di luglio, sono la conseguenza di un fenomeno che gli scienziati chiamano “heat dome” o “bolla di calore”. Questo evento si verifica quando una vasta massa di aria calda, in questo caso proveniente dal Nord Africa, rimane stazionaria e intrappolata sotto un sistema di alta pressione sull’Europa occidentale.
L’alta pressione comprime l’aria calda verso il basso, impedendole di risalire e disperdersi. L’effetto è simile a quello che si ottiene mettendo un coperchio su una pentola in ebollizione: l’aria compressa sotto questa “cappa” diventa ancora più calda, creando le condizioni ideali per la siccità e aumentando notevolmente il rischio di incendi.
Questi fenomeni sono sempre più collegati al riscaldamento globale. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica PNAS, i cambiamenti climatici stanno aumentando la frequenza e l’intensità di eventi meteorologici estremi. La ricerca ha evidenziato come ondate di calore e inondazioni siano quasi triplicate dagli anni Cinquanta, come diretta conseguenza delle emissioni di gas serra.
Inoltre, il riscaldamento globale amplifica questi estremi innalzando la temperatura di base. L’Europa è il continente che si sta scaldando più velocemente al mondo, con un aumento medio di 0,56 °C per decennio negli ultimi trent’anni, più del doppio della media globale. Questo processo è accelerato anche da fattori come la riduzione della copertura nevosa, che prima rifletteva una parte maggiore della radiazione solare nello spazio.
Un’ultima, critica conseguenza riguarda le nostre città. Molte infrastrutture urbane europee sono state progettate e costruite per un clima che non esiste più. Di conseguenza, risultano oggi del tutto inadatte a proteggere i residenti dal caldo estremo, esponendo milioni di persone a concreti rischi per la salute.











