Evadono dal carcere minorile di Airola

Evadono dal carcere minorile, due giovani in fuga
Evadono dal carcere minorile, due giovani in fuga

NAPOLI – Hanno divelto una porta perché puntavano ad arrivare a una finestra. Ci sono riusciti. Poi si sono calati verso il basso e, una volta toccato il pavimenti, sono passati liberamente attraverso il passo carraio. Evasione choc ieri mattina dall’istituto penale per minori di Airola, nel Beneventano. Due detenuti di 21 e 22 anni sono scappati tra le 5 e le 6. Gli agenti della polizia penitenziaria si sono accorti della fuga quando hanno notato che la porta era rotta. Immediata la ricognizione generale dei detenuti. All’appello mancavano Francesco Pio Capriglia, 22enne del Borgo Orefici di Napoli, e Raffaele Buccino, 21 anni, residente a Ischitella, frazione del comune di Castelvolturno.

I vertici dell’Ipm hanno provveduto a inoltrare la comunicazione alle forze dell’ordine di tutta la regione. Capriglia e Buccino sono ricercati sull’intero territorio regionale. Potrebbero non essersi allontanati troppo. Una teoria figlia delle statistiche sulle evasioni. Nella maggior parte dei casi, chi scappa da un istituto penitenziario lo fa per dirigersi a casa. In questo senso, il 22enne del centro di Napoli è da considerare un recidivo. Nel novembre di quattro anni fa fu catturato dai carabinieri dopo una breve fuga. Si era allontanato dopo da una struttura di reclusione per far visita dalla compagna che aveva dato luce al loro bimbo. Un permesso premio sfruttato per rincorrere la libertà. Il napoletano si trovava nell’Ipm da appena tre settimane. Sia Capriglia che Buccino hanno alle spalle precedenti per reati contro il patrimonio. Sulle loro tracce si sono messi i commissariati di polizia e le compagnie dei carabinieri di Napoli e Caserta. Le loro foto segnaletiche sono nelle mani degli investigatori. Ma com’è possibile che i due si siano allontanati senza alcun disturbo dall’Ipm? Un aspetto fondamentale è rappresentato dal fatto che tra le 5 e le 6 di ieri il passo carraio dell’istituto penitenziario del comune sannita non era vigilato da alcun agente. Capriglia e Buccino hanno trovato davanti a loro una strada a dir poco spianata. Sono in corso, in queste ore, anche indagini parallele sull’eventuale rete di fiancheggiatori che hanno favorito la grande fuga.

L’inferno degli agenti, tra turni massacranti e personale carente

Sono educatori, in molti casi si approcciano da zii, zie, sorelle e fratelli maggiori, arrivando quasi a sostituirsi alle figure dei genitori. E capita spesso che non stacchino mai la spina, trascinandosi a casa i problemi del lavoro. Sono gli agenti della polizia penitenziaria. Un’opera difficile, quella dei poliziotti dietro le sbarre, che spesso si sentono rinchiusi al pari dei detenuti che devono monitorare e guidare. A volte senza rischiando persino la vita, come dimostrano le numerose e frequenti aggressioni degli ultimi tempi, con l’Ipm di Airola che, da questo punto di vista, fa registrare spesso disordini tra detenuti che poi sfociano in episodi di violenza nei confronti delle divise. Le condizioni di lavoro dei poliziotti della penitenziaria rappresentano un fattore di cui si parla troppo poco. L’atavica carenza di personale li costringe a turni massacranti in strutture fatiscenti, amene. Uno stress di non poco conto se si considera che spesso gli agenti si vedono obbligati a coprire il lavoro di almeno cinque colleghi, in un rapporto numerico con i detenuti che li vede sistematicamente soccombere. Fattori che rendono difficile, se non impossibile, l’attività di recupero e reinserimento nella società dei detenuti stessi, molti dei quali con ambizioni da criminali veri e propri. E non mancano le bordate dei sindacati dei poliziotti: “E’ da mesi che lanciamo, inascoltati, l’allarme sulla situazione gravissima in cui versano gli istituti per minori diventati ‘palestre’ per emulare i ‘grandi”, commenta Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria. “L’attuale sistema carcerario per minori non solo non serve a nulla, anzi si rivela una sorta di scuola per delinquere con il 90% di chi entra si avvia verso una carriera criminale, passando come stadio successivo immediato al carcere normale. Il 70 per cento dei ragazzi entra per custodia cautelare, con una permanenza media di poco superiore ai 100 giorni. Per noi – dice il segretario Spp – le misure da mettere in campo sono decisamente più complesse. Sarebbe troppo facile estendere la platea di minori perseguibili. Il primo problema è infrastrutturale oltre che personale. Tra le priorità è necessario pensare agli istituti per minori per potenziarne il ruolo effettivo di rieducazione oltre all’adeguamento delle strutture carcerarie esistenti, fatiscenti e vetuste”. Dello stesso avviso le sigle sindacali Uspp e Uilpa: “Sono anni che denunciamo le carenze e le criticità del sistema penale minorile – ribadiscono i segretari regionali Ciro Auricchio ed Eugenio Ferrandino In particolar modo, nell’ultimo anno, abbiamo denunciato le carenze strutturali dell’istituto airolese per le quali è stata deliberata la completa ristrutturazione. Ancora una volta chiediamo che i detenuti maggiorenni scontino la pena non nel circuito non nel circuito penale minorile ma in quello ordinario per adulti”. In queste condizioni precarie, a scontare una lunga pena sono anche gli agenti della penitenziaria. “La vicenda porta alla luce le priorità della sicurezza, spesso trascurate, con cui quotidianamente hanno a che fare le donne e gli uomini della polizia penitenziaria del carcere minorile”, sostiene infatti Sabatino De Rosa, vicecoordinatore regionale per la Campania del Sappe.

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