Governo, Renzi: “Ultimatum? Un appello a Conte, decida o farà a meno di noi”

Il leader di Italia Viva ritorna sull'intervento dei giorni scorsi

Foto Roberto Monaldo / LaPresse Nella foto: Matteo Renzi

TORINO – Quello in Senato “era un appello. Ho chiesto a Conte di decidere. Tocca a lui, non a noi. Durante la fase 1, quella della paura, il premier ha rassicurato gli italiani. Ora siamo fuori dall’emergenza. Le terapie intensive – l’indicatore del rischio collasso ospedaliero – sono a quota 1.500 su diecimila posti disponibili. Dobbiamo allora ripartire perché ogni giorno di ritardo provoca licenziamenti e fallimenti. Ripartire in sicurezza, ma ripartire. E sono terrorizzato che ci sia una decimazione delle donne che lavorano: i figli a casa sono un problema per la società, non solo delle mamme”. Esordisce Matteo Renzi.

“Qualcuno dovrà pur dirlo. Il mio appello a Conte è semplice: decidi. Se il premier sceglie il populismo, farà a meno di noi. Se sceglie la politica seria, ci saremo. Tocca a lui, non a noi decidere”. Così il leader di Italia Viva Matteo Renzi in un’intervista al Corriere della Sera. “Se dici che ci sono 400 miliardi di liquidità per le imprese, poi ci devono essere davvero. Altrimenti aumenta il numero dei like su Facebook ma crolla il numero degli occupati”.

Il leader di Italia Viva ritorna sull’intervento dei giorni scorsi

“Sblocchiamo i cantieri fermi, che cubano oltre cento miliardi: questa è la priorità, non i Dpcm che danno ai poliziotti la verifica sui fidanzamenti. Non possiamo diventare uno stato etico dove le Faq sul sito di Palazzo Chgi spiegano chi puoi incontrare e chi no e diventano fonte normativa: è una questione sostanziale di democrazia. Vogliamo sbloccare i cantieri, non controllare le autocertificazioni”.

“Offriamo serietà. Ma vogliamo serietà. Altrimenti ci sostituiscano: per Italia Viva i principi valgono più delle poltrone”, aggiunge Renzi, il coronavirus potrebbe tornare “probabilmente in autunno. E nel caso dovremo essere più bravi di come siamo stati a febbraio nell’isolare il singolo focolaio. Non tutta l’Italia. Dobbiamo essere pronti. Ma il fatto che esista tale rischio non può farci chiudere in casa impauriti fino al vaccino. Dobbiamo convivere con il virus. E non possiamo farci governare dalla paura”.

(LaPresse)

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