Governo verso ‘normalizzazione’, Conte convoca i vice

Foto Vincenzo Livieri - LaPresse

MILANO – Sono tornati a dialogare, però ancora non parlano la stessa lingua. Matteo Salvini e Luigi Di Maio sono ancora alle prese con i postumi della lunghissima ‘scazzottata’ in campagna elettorale, ma la buona volontà di riprendere il cammino interrotto un mese e mezzo fa almeno l’hanno mostrata. Certo, sul tema più semplice di tutti, le famose e odiate ‘letterine’ da Bruxelles, ma è pur sempre un inizio. Ne è consapevole Giuseppe Conte, che solo pochi giorni fa aveva addirittura messo sul piatto le dimissioni se il clima nel governo non fosse tornato sotto il livello di guardia di una pentola a pressione.

Il premier non si illude che tutto tornerà come prima, però prende il buono della situazione e batte il ferro finché è caldo. Così prova lui a convocare quel tavolo tecnico a cui “dovremo sederci tutti e tre” per “concordare una piattaforma chiara per proseguire”. E se pure non dovesse andare bene la prima riunione “ne faremo una seconda e poi una terza”, insiste con tenacia ‘l’avvocato del popolo’. La data è già stabilita: lunedì 10 giugno, 24 ore prima del Consiglio dei ministri, “con il più ampio coinvolgimento politico” per concordare “una linea con i vicepresidenti, in modo che il mio sia un mandato pieno al più alto livello”.

Salvini non si presenterà certo a mani vuote. Per carità, nessun souvenir dal suo lungo tour elettorale in tutta Italia tra europee, amministrative e ballottaggi, ma solo il decreto Sicurezza bis, quello aggiornato con le modifiche caldeggiate dal Colle e sposate da Palazzo Chigi. Dunque, pronto per l’approvazione, secondo i calcoli del ministro dell’Interno. Che non dovrebbe trovare l’opposizione del ‘socio’ Di Maio, con il quale si è già sentito prima al telefono e incontrato di persona nei giorni scorsi, assicurandosi che da parte del Movimento 5 Stelle non ci sarà nessun ostacolo pregiudiziale.

In poche parole, che la forza politica del ministro del Lavoro non commetterà nessun fallo di frustrazione dopo il crollo verticale alle elezioni europee. A patto che lo stesso trattamento venga riservato al decreto sul salario minimo orario, tema su cui il capo politico pentastellato ha deciso di mettere il turbo per recuperare quel consenso eroso in un solo anno di governo, oltretutto in gran parte trasferitosi sulle verdi sponde del Carroccio.

Saranno le rispettive cartine di tornasole per capire se un futuro, questo contratto e questo esecutivo ce l’hanno ancora. Se la risposta delle truppe saranno positive e la macchina si rimettesse in moto, allora si potrebbe anche pensare a un orizzonte più lungo, ipotizzando addirittura la creazione di uno schema di flat tax. Tutto questo, sia chiaro, sempre dopo che saranno state trovate le risorse per sterilizzare gli oltre 23 miliardi di clausole di salvaguardia per non far scattare l’aumento dell’Iva.

Cӏ anche un altro punto interrogativo a cui dare una risposta: la riorganizzazione del Movimento 5 Stelle

Di Maio è convinto che una ‘rinfrescata’ sia utile a tutti, ma chiede che tutte le varie anime M5S si assumano una fetta di responsabilità. Ne ha parlato anche in un pranzo a Bibbona con Beppe Grillo, il co-fondatore e garante. “Abbiamo bisogno del sostegno di tutti”, ha spiegato il capo politico dopo l’incontro con il suo predecessore. Dicendo chiaro e tondo che “il Movimento tornerà più forte di prima”, perché “è l’unica speranza in questo Paese”. Chi conosce il mondo pentastellato suggerisce che dalla riorganizzazione e dall’effetto che avrà sul gruppo, dipenderanno anche le prossime mosse di governo. Eventuale rimpasto compreso.

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