Groenlandia, mare su anche senza caldo

L’allarme dei geologi: innalzamento del livello degli oceani di 27 centimetri

A droplet of water falls from an iceberg delivered by members of Arctic Basecamp is placed on show near the COP26 U.N. Climate Summit in Glasgow, Scotland, Friday, Nov. 5, 2021. The four ton block of ice, originally part of a larger glacier, was brought from Greenland to Glasgow by climate scientists from Arctic Basecamp as a statement to world leaders of the scale of the climate crisis and a visible reminder of what Arctic warming means for the planet. (AP Photo/Alastair Grant)

NAPOLI – Danni irreversibili per il nostro pianeta. Mentre le istituzioni nazionali e sovranazionali stabiliscono limiti e regole per evitare il peggioramento del surriscaldamento globale, gli ultimi dati ci dicono che i danni sono ormai irreparabili e possiamo solo rallentare, ma non impedire, l’aumento delle temperature e le relative conseguenze. Pochi giorni fa è stato pubblicato su ‘Nature Climate Change’ uno studio condotto da un team di glaciologi guidato da Jason Box del Nationale Geologiske Undersøgelser for Danmark og Grønland sul disequilibrio climatico della calotta glaciale della Groenlandia e l’aumento del livello del mare. Osservando il clima nell’Artico per venti anni, dal 2000 al 2019, i ricercatori hanno calcolato che la calotta sta inevitabilmente perdendo il 3,3% del suo volume, indipendentemente dal peggioramento o il miglioramento del surriscaldamento climatico.

LO STUDIO

Il deficit del ghiaccio della Groenlandia è emerso dopo gli anni ’80, causato dall’aumento del deflusso superficiale dell’acqua di disgelo, dallo scarico del flusso di ghiaccio e dalle maree. La perdita di ghiaccio dalla calotta glaciale della Groenlandia è una delle maggiori fonti di innalzamento del livello del mare. Per gli studiosi la perdita di volume è del 3,3% e c’è indipendentemente dai percorsi climatici del ventunesimo secolo. Ciò è il risultato dell’aumento del ricambio di massa dovuto alle precipitazioni, allo scarico del flusso di ghiaccio e al deflusso dell’acqua di disgelo.

LE PREVISIONI

Gli anni rispettivamente di alto e basso punto di fusione del 2012 e del 2018 sono utili per rappresentare gli estremi futuri, che stanno diventando il segno distintivo del cambiamento climatico. L’anno ad alto punto di fusione del 2012 è caratterizzato da calore atmosferico in eccesso, che ha causato un’asportazione di ghiaccio superficiale prolungata con il deflusso dell’acqua di disgelo. Al contrario, l’estate 2018, è stata dominata da aria fredda polare trascinata lungo l’ampio fianco occidentale della Groenlandia, che ha soppresso lo scioglimento superficiale e ha comportato la perdita di massa superficiale più bassa registrata finora in questo secolo. In questo quadro l’anno ad alto scioglimento del 2012, applicato in perpetuo, produce una quota di perdita di ghiaccio che funge da prognosi infausta per la traiettoria della Groenlandia nel corso del ventunesimo secolo.

Risultati

Lo scenario più probabile è che il riscaldamento globale continui a peggiorare. In questo caso il contributo della calotta glaciale della Groenlandia all’innalzamento del livello del mare continuerà ad aumentare. Tuttavia, anche se ciò non dovesse accadere, e se quindi l’intero pianeta smettesse immediatamente di bruciare combustibili fossili (con le conseguenti emissioni climalteranti), la calotta glaciale della Groenlandia perderebbe comunque circa 110 trilioni di tonnellate di ghiaccio, portando a un aumento medio del livello del mare globale di almeno 27 centimetri.

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