Ikea, il legale dell’ex dipendente: “In appello contro il licenziamento”

Non sono state riscontrate irregolarità da parte dell'azienda nei confronti di Marica Ricutti

MILANO (LaPresse) – L’avvocato Maurizio Borali è pronto a ricorrere in appello contro la sentenza con la quale il Tribunale del lavoro di Milano ha respinto il ricorso di Marica Ricutti. Si tratta della dipendente dell’Ikea di Corsico, mamma di due figli di cui uno disabile, licenziata un anno dall’azienda svedese.

Il caso di Marica Ricutti, dipendente Ikea

La ex lavoratrice aveva infatti ritenuto discriminatorio il licenziamento da parte del gruppo per il quale aveva lavorato per 17 anni. E che le aveva imposto dei turni non compatibili con gli orari delle cure specialistiche del figlio. La donna aveva dunque chiesto il reintegro e il risarcimento del danno.

Si presenterà istanza alla Corte d’Appello

Il tribunale “ha fatto qualche apertura che nel provvedimento d’urgenza non aveva fatto – spiega il legale -. E ha riconosciuto che le assenze dal lavoro erano motivate da esigenze legittime. E proprio queste esigenze legittime” derivanti dalle necessità familiari della ex dipendente Ikea “cercheremo di far valere davanti alla Corte d’Appello”, conclude.

La parola al legale dell’azienda

Non ci sono state quindi irregolarità da parte di Ikea nei confronti di Marica Ricutti. Per l’avvocato Luca Failla, che assiste Ikea, il provvedimento del giudice del Lavoro di Milano che ha confermato l’ordinanza che in fase istruttoria riconosceva la legittimità della decisione dell’azienda di interrompere il rapporto di lavoro con la dipendente “conferma l’ordinanza della prima fase di giudizio, rafforza e riconosce che Ikea ha avuto” con Marica Ricutti “un comportamento corretto e rispettoso della legge”.

Nessuna irregolarità nel licenziamento della donna

Per il legale “il licenziamento è avvenuto per giusta causa”. E la ex dipendente “non ha accettato l’orario di lavoro che le era stato assegnato”. Per ragioni quindi indipendenti dalla sua difficile situazione familiare. “Questa sentenza – prosegue il legale – è destinata a ridimensionare anche il clamore mediatico che nei mesi scorsi si era sollevato attorno alla vicenda. Come sempre – ha concluso – quando la polvere si posa, si vede meglio dove si sta andando”.

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