Inchiesta Open, Renzi va dai pm di Firenze: “Voglio giustizia”

Il leader di Italia viva, Matteo Renzi, non si nasconde. Questa mattina è andato in procura a Firenze, accompagnato dai suoi legali, per incontrare i pm, Luca Turco e Antonino Nastasi, che indagano sulla vicenda della Fondazione Open, per cui è indagato per finanziamento illecito, e ha consegnato una memoria difensiva.

Foto Roberto Monaldo / LaPresse Nella foto: Matteo Renzi

MILANO – Il leader di Italia viva, Matteo Renzi, non si nasconde. Questa mattina è andato in procura a Firenze, accompagnato dai suoi legali, per incontrare i pm, Luca Turco e Antonino Nastasi, che indagano sulla vicenda della Fondazione Open, per cui è indagato per finanziamento illecito, e ha consegnato una memoria difensiva. Una mossa che arriva il giorno dopo che la giunta delle Immunità del Senato ha dato l’ok ad ampia maggioranza (14 sì e 2 no) alla relazione della senatrice di Forza Italia, Fiammetta Modena, perché sia l’Aula ad esprimersi sull’apertura di un conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale, perché la procura fiorentina avrebbe violato l’articolo 68 della Costituzione, che vieta l’uso delle intercettazioni su un parlamentare senza l’ok della Camera a cui appartiene. “Questo processo politico alla politica resterà negli annali della cronaca giudiziaria – sbotta Renzi su Facebook – come uno scandalo nel quale gli indagati non hanno violato la legge mentre i pubblici ministeri hanno violato la Costituzione. E come se non bastasse, la Corte di Cassazione ha già smontato in quattro diverse sentenze l’impianto dei pm. Tuttavia credo che un politico non debba scappare dalla giustizia”.

Le motivazioni messe nero su bianco dal leader di Iv Matteo Renzi e dagli avvocati Gian Domenico Caiazza e Federico Bagattini nella memoria consegnata ai magistrati di Firenze toccano diversi punti dell’inchiesta. A partire dall’inesistenza, secondo la difesa dell’ex premier, del ruolo di “direttore di fatto” della Fondazione Open in capo al senatore Matteo Renzi. Vengono segnalati poi “plurimi e gravi errori” nell’individuazione – e conseguente indicazione – dei ruoli ricoperti all’interno del Pd dagli indagati. La memoria di Renzi sottolinea poi l’inesistenza di qualsivoglia ‘corrente renziana’ e il mancato rispetto dell’articolo 68 Costituzione e la violazione delle prerogative del Senato della Repubblica. L’ex premier e i suoi legali formulano, quindi, “istanza perché la procura di Firenze avanzi richiesta di archiviazione del procedimento”. “Il difetto della qualifica di ‘direttore di fatto’ della Fondazione Open in capo al senatore Renzi così come la assoluta inesistenza della cosiddetta ‘corrente renziana’ – si legge ancora – determinano il venir meno delle premesse fattuali, logiche e giuridiche che sostengono la imputazione provvisoria a carico del nostro assistito”.

Intanto, Renzi affida a Facebook un nuovo ‘J’accuse’. “In passato miei colleghi parlamentari hanno utilizzato le prerogative dell’articolo 68 della Costituzione per chiedere di non essere giudicati. Io no, io voglio il contrario. Voglio – afferma – che si faccia giustizia davvero, sul serio, verificando se le plurime violazioni costituzionali dei pm, che ho pubblicamente segnalato, meritino una sanzione”. E non solo: “Questa vicenda durerà per anni. Noi la vivremo col sorriso di chi ha la coscienza a posto e la forza della propria tranquillità. E questo – sottolinea il leader di Iv – è il messaggio che voglio dare soprattutto ai ragazzi più giovani: credete nella giustizia, anche quando vi sembra difficile farlo”.

di Luca Rossi

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