La “dedica” da 10mila euro alla Madonna di Frignano e il tentativo di contatto di Gianluca Bidognetti dal carcere

Dal carcere partì la richiesta di una videochiamata: Franco Cristiano rifiutò, ma aprì a un incontro dopo la scarcerazione

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Franco Cristiano, Giusepppe Del Vecchio, Gianluuc BIdognetti e Federico Barrino
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CASAL DI PRINCIPE – Il carcere lo teneva – e continua a tenerlo – fisicamente lontano dal territorio, ma non gli impediva di conoscere tutto, o quasi, ciò che vi accadeva. Gianluca Bidognetti, detto Nanà, figura di vertice del clan dei Casalesi, anche quando era detenuto in alta sicurezza manteneva un filo diretto e costante con l’Agro aversano. È quanto emerge da una conversazione intercettata il dalla guardia di finanza nell’automobile dell’imprenditore Franco Cristiano. Con lui c’era Giuseppe Del Vecchio, conosciuto come Mandarino, figlio di Antonio Del Vecchio, storico affiliato alla fazione Schiavone e adesso sottoposto alla libertà vigilata dopo una detenzione durata circa trent’anni.

La videochiamata

Il colloquio, datato settembre 2022, tra Cristiano e Mandarino ha offerto alla Direzione distrettuale antimafia di Napoli uno spaccato dei rapporti e delle attenzioni che si muovevano intorno al primo. È lo stesso Cristiano a raccontare di essere stato avvicinato da Paciotta, al secolo Federico Barrino (nel 2023 condannato in prirmo grado per associazione mafiosa). Paciotta gli avrebbe riferito che Bidognetti voleva parlare con lui attraverso una videochiamata.

In quel momento Nanà era detenuto in alta sicurezza, adess è ottoposto al regime del 41-bis. La richiesta, così come viene riferita nell’intercettazione, mostra la capacità degli ambienti apicali dei Casalesi di acquisire informazioni e attivare contatti nonostante la detenzione.

Il no di Cristiano

Cristiano racconta di aver rifiutato la videochiamata perché temeva di essere intercettato. In carcere, disse, c’era già stato e non voleva tornarci. Subito dopo, però, lasciò aperta la porta a un incontro futuro: quando Gianluca fosse uscito, avrebbe potuto raggiungerlo a casa, un indirizzo che – precisò – conosceva già. In sostanza, Cristiano si dichiarava “a disposizione”.

Dalla conversazione non emerge quale dovesse essere l’oggetto del colloquio richiesto da Bidognetti. Il passaggio assume tuttavia rilievo nel quadro delineato dagli inquirenti: Cristiano era considerato protagonista di un sistema di frodi fiscali capace di produrre e movimentare milioni di euro. L’interesse manifestato nei suoi confronti si colloca dunque in un contesto nel quale, secondo l’ipotesi della Dda di Napoli, una parte dei proventi illeciti sarebbe stata destinata al clan dei Casalesi. Non è però possibile affermare, sulla base della sola intercettazione, che la videochiamata fosse finalizzata a una richiesta di denaro.

Anche la reazione di Del Vecchio è ritenuta significativa dai militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Napoli. Mandarino non contesta la prudenza dell’interlocutore, ma il modo in cui avrebbe risposto alle persone incaricate di contattarlo. Lo rimprovera di aver parlato male dei “compagni” e gli dice che quelle parole non avrebbero dovuto essere pronunciate.

I soldi alla Madonna

La disponibilità economica attribuita a Cristiano affiora anche in un altro passaggio. Dopo che Cristiano parla di una ‘dedica alla Madonna’, è Del Vecchio a indicare la cifra e il luogo: 10mila euro a Frignano. Cristiano conferma. Racconta poi di essere stato invitato a partecipare pubblicamente all’iniziativa davanti alla cittadinanza, ma di non essersi presentato e di aver mandato al proprio posto un noto imprenditore dell’Agro aversano. La conversazione non chiarisce formalmente la destinazione della somma, anche se il riferimento sembra riguardare una manifestazione religiosa.

L’indagine

Lo spaccato è contenuto negli atti dell’indagine coordinata dal pubblico ministero Giuseppe Visone della Direzione distrettuale antimafia di Napoli. L’inchiesta ha portato i militari dei Nuclei di polizia economico-finanziaria di Napoli e Bologna a eseguire perquisizioni e un sequestro preventivo di oltre 21 milioni di euro su beni e disponibilità riconducibili agli indagati.

Secondo l’accusa, il gruppo avrebbe creato crediti d’imposta inesistenti attraverso società e ditte intestate a prestanome, per poi cederli a terzi e trasformarli in denaro. Le somme sarebbero state riciclate attraverso conti italiani ed esteri, trasferimenti verso la Cina e circuiti informali di compensazione finanziaria.

A Cristiano gli inquirenti attribuiscono un ruolo operativo nella movimentazione dei crediti e nella cessione a Poste Italiane di disponibilità fiscali fittizie per circa 15 milioni di euro. Fino all’agosto 2021 avrebbe collaborato con Massimo Bianco e Salvatore Diana nel riciclaggio dei proventi; successivamente avrebbe assunto la gestione operativa del sistema. Il suo nome era già comparso in un’altra indagine sulle frodi condotta a Bologna.

Le contestazioni riguardano, a vario titolo, associazione per delinquere, riciclaggio e autoriciclaggio, con l’aggravante della finalità di agevolare la fazione Schiavone. Sono accuse ancora nella fase delle indagini preliminari e dovranno essere verificate nel contraddittorio tra le parti. Cristiano e gli altri indagati devono essere considerati innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva.

Nella stessa inchiesta non risultano coinvolti né Gianluca Bidognetti né Giuseppe Del Vecchio, protagonisti – direttamente o attraverso i riferimenti di Cristiano – dell’intercettazione.

Mandarino

Il profilo di Mandarino, tuttavia, è già comparso in altri approfondimenti investigativi. Giuseppe Del Vecchio fu individuato tra le persone che, nel 2024, incontrarono Emanuele Libero Schiavone dopo la sua scarcerazione. Secondo gli investigatori, il figlio di Francesco Schiavone Sandokan stava tentando di recuperare spazio all’interno dell’organizzazione; pochi mesi dopo venne arrestato in un’inchiesta su armi e droga.

A chiamare in causa Del Vecchio è stato anche il collaboratore di giustizia Vincenzo D’Angelo, che ha parlato di presunte truffe informatiche organizzate dalla Spagna. Secondo il suo racconto, Mandarino avrebbe avuto un ruolo nel sistema degli ‘svuotaconto’.

Si tratta di dichiarazioni ancora da verificare e che, per quanto risulta, non si sono tradotte in contestazioni formali a carico di Giuseppe Del Vecchio per tali episodi. Frequentazioni, rapporti familiari e affermazioni contenute nei verbali investigativi non costituiscono, da soli, prova di responsabilità penale.

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