Non solo la cava Santa Lucia della Luigi Luserta srl. Nell’inchiesta sui presunti episodi corruttivi legati al conferimento delle terre e rocce da scavo provenienti dai cantieri Rfi della Napoli-Bari entrano anche altri due filoni, ricostruiti dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere. E al centro di queste attività, secondo l’ipotesi accusatoria, ci sarebbero ancora una volta i rapporti con Rete Ferroviaria Italiana, l’individuazione dei siti di destinazione del materiale di scavo e i prezzi riconosciuti per il conferimento.
Il primo episodio riguarda Giovanni Sferragatta, titolare della Nuova Sga srl, proprietaria della cava di tufo Giannelli di Maddaloni, e amministratore di fatto, secondo gli inquirenti, della Cerreto Invest srl. Con lui compaiono l’architetto Gaetano Sacco e Domenico Semplice, dipendente Rfi, incaricato di pubblico servizio, responsabile della struttura ‘Gestione operativa’ e vicedirettore Area Sud Investimenti. È proprio il ruolo ricoperto da Semplice, secondo la ricostruzione investigativa, ad assumere rilievo nei rapporti con gli enti locali interessati al progetto della tratta Napoli-Bari.
Secondo la Procura, Sferragatta avrebbe puntato a ottenere da Rfi due risultati: da un lato la proposta di utilizzo della cava Giannelli di Maddaloni come sito di destinazione delle terre e rocce da scavo provenienti dai cantieri ferroviari; dall’altro un prezzo maggiorato per il conferimento. In cambio, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero state riconosciute utilità a Semplice attraverso l’intermediazione dell’architetto Sacco, indicato come consulente di Sferragatta e nominato, secondo i pm, su indicazione dello stesso Semplice.
Il meccanismo ipotizzato dagli investigatori passerebbe sempre attraverso fatture ritenute false o gonfiate. Tra il 21 aprile e il 25 maggio 2026, società riconducibili a Sferragatta avrebbero effettuato pagamenti all’architetto Sacco per complessivi 36.920 euro. I carabinieri indicano fatture emesse dalla Società di Progetto Cimitero di Caserta, dalla Qatar Costruzioni srl e dalla Cerreto Invest srl. Per gli inquirenti, quei pagamenti sarebbero stati funzionali a mascherare utilità destinate a Semplice.
Nel capo d’accusa viene richiamata anche la promessa di ulteriori dazioni di denaro.
Il secondo episodio ricostruito dalla Procura riguarda invece Vincenzo Bifulco, referente della Epf srl, gestore della cava in località Coppacchie e di altri siti ubicati nel Comune di Apricena, in provincia di Foggia. Si tratta di siti già accreditati per il conferimento delle terre e rocce da scavo nell’ambito dell’itinerario Napoli-Bari, in particolare per i lavori relativi al raddoppio della tratta Orsara-Bovino.
Anche in questo caso, il nome che ricorre è quello di Domenico Semplice.
Secondo l’ipotesi investigativa, Bifulco avrebbe cercato di ottenere da Rfi il subentro nel contratto di conferimento di un raggruppamento temporaneo di imprese formato da Epf srl, come mandataria, e White Rock srl, come mandante. Non solo. Gli inquirenti contestano anche l’obiettivo di ottenere l’adeguamento del corrispettivo unitario da 8,50 euro a 12 euro a tonnellata per i conferimenti delle terre e rocce provenienti dai cantieri Rfi.
Un ulteriore punto riguarderebbe la ripetizione delle analisi nella cava Coppacchie, attraverso un nuovo campionamento in contraddittorio. Secondo quanto riportato nel decreto, la richiesta sarebbe stata collegata alla necessità di garantire il rispetto dei protocolli di conservazione e preparazione dei campioni, che per Rfi non sarebbero stati rispettati nelle precedenti verifiche.
In cambio, secondo la Procura, Bifulco avrebbe consegnato a Semplice denaro contante. Il primo episodio risalirebbe al 14 marzo 2026: una somma non precisata sarebbe stata riposta in una busta di carta rossa.
Il secondo episodio sarebbe invece del 20 aprile 2026: all’interno di uno zaino nero sarebbe stata consegnata una somma non inferiore a 4.200 euro. Denaro che, secondo la ricostruzione investigativa, Semplice avrebbe versato poco dopo sul proprio conto corrente.
I due filoni si inseriscono nello stesso quadro d’indagine che ha già acceso i riflettori sulla cava Santa Lucia e sui rapporti tra imprenditori, professionisti e soggetti legati a Rfi. Per la Procura, il punto da chiarire è se attorno ai conferimenti delle terre e rocce da scavo della Napoli-Bari si sia creato un sistema di utilità, pagamenti e fatture finalizzato a orientare scelte e condizioni economiche. Si tratta, al momento, di ipotesi accusatorie che dovranno essere vagliate nelle successive fasi del procedimento. Gli indagati avranno la possibilità di chiarire la propria posizione e di difendersi dalle contestazioni.










