Nelle acque dell’area marina protetta di Ischia si è celebrato un importante ritorno alla libertà. Cinque esemplari di tartaruga Caretta caretta, battezzati Carlo, Mbappè, Paola, Egidio e Missy, hanno ripreso il largo dopo un lungo periodo di degenza e cure specialistiche.
L’evento ha segnato la conclusione di un percorso di riabilitazione durato mesi, condotto con dedizione dagli esperti del Turtle Point della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, un centro di eccellenza per il soccorso e il recupero di questi rettili marini.
Le tartarughe erano arrivate al centro in condizioni critiche, vittime delle principali minacce che mettono a rischio la loro sopravvivenza nel Mediterraneo. Ogni animale porta con sé una storia di sofferenza: dall’ingestione di plastica scambiata per cibo all’intrappolamento in attrezzi da pesca abbandonati, fino ai traumi causati dalle collisioni con le imbarcazioni.
Presso il Turtle Point, un team di biologi e veterinari ha fornito loro tutte le cure necessarie, da interventi chirurgici complessi per rimuovere ami o plastica dall’apparato digerente a terapie per curare ferite e infezioni. La degenza in vasche controllate ha permesso agli animali di recuperare le forze e le capacità natatorie, in vista del reingresso nel loro habitat naturale.
Questo rilascio, avvenuto in una giornata simbolica dedicata alla tutela delle tartarughe, ha voluto accendere i riflettori proprio sui pericoli di origine antropica. L’inquinamento da plastica rappresenta una delle minacce più subdole: buste, frammenti e microplastiche vengono spesso ingeriti, causando blocchi intestinali letali o un falso senso di sazietà che porta gli animali a morire di denutrizione.
Altrettanto devastanti sono le cosiddette “reti fantasma”, attrezzi da pesca persi o abbandonati in mare che continuano a catturare indiscriminatamente pesci, mammiferi e tartarughe, condannandoli a una morte lenta per annegamento o sfinimento. A queste si aggiunge il fenomeno della pesca accidentale (bycatch), dove le tartarughe finiscono impigliate in palangari o reti a strascico, riportando gravi ferite.
Infine, l’intensificarsi del traffico nautico, specialmente durante la stagione estiva, aumenta il rischio di collisioni. Gli impatti con eliche o scafi possono provocare fratture del carapace e traumi interni spesso fatali.
L’operazione di liberazione si è svolta in stretta collaborazione con il Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, che ha garantito la sicurezza in mare e ha accompagnato le tartarughe verso il largo. A rendere il momento ancora più speciale è stata la partecipazione entusiasta dei giovani studenti delle scuole di Forio, che hanno potuto assistere a un gesto concreto di conservazione ambientale.
Ogni tartaruga restituita al mare è una vittoria per la biodiversità, un simbolo di speranza che ci ricorda come la protezione degli oceani sia una responsabilità collettiva, essenziale per il futuro del pianeta e della vita stessa.





