Italia: approvata la nuova legge sulla caccia

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Legge caccia
Legge caccia

L’approvazione definitiva del disegno di legge 1552, soprannominato “DDL Sparatutto” dalle organizzazioni per la protezione dell’ambiente, ha scatenato forti polemiche in Italia. Associazioni come OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali) e Lipu-BirdLife Italia hanno denunciato la riforma come una delle più gravi modifiche alla normativa sulla protezione della fauna degli ultimi decenni.

Nei giorni precedenti al voto, l’OIPA aveva inviato una lettera formale a Papa Leone XIV, chiedendo un suo intervento a difesa degli ecosistemi. L’appello sottolineava come la fauna selvatica sia un patrimonio indisponibile dello Stato, tutelato dalla Costituzione, e una parte del Creato affidata alla responsabilità umana.

La Santa Sede ha risposto a una missiva della Lipu, inviata durante l’Assemblea nazionale dell’associazione. Pur ribadendo la propria neutralità sulle decisioni legislative, il Pontefice ha definito la salvaguardia del Creato una “questione di grande rilevanza sociale e morale”. Papa Leone XIV ha inoltre espresso apprezzamento per l’opera della Lipu, assicurando il suo sostegno spirituale per gli obiettivi dell’organizzazione.

Le critiche si concentrano sulle modifiche alla Legge 157 del 1992, principale riferimento normativo per la tutela faunistica. Secondo gli attivisti, il nuovo testo amplia le aree dove è consentita l’attività venatoria, includendo zone prima protette e rischiando incursioni anche nei centri abitati. Inoltre, estende le specie cacciabili e i periodi di prelievo, con possibili interferenze durante la riproduzione e la migrazione degli uccelli.

La riforma manterrebbe l’uso dei richiami vivi, ridurrebbe il ruolo scientifico dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e introdurrebbe sanzioni fino a 900 euro per chi ostacola le operazioni di controllo faunistico.

Le organizzazioni per l’ambiente ricordano che l’Italia è già sotto osservazione da parte della Commissione Europea per possibili violazioni delle direttive “Habitat” e “Uccelli”. Il Paese si è inoltre impegnato a proteggere il 30% del proprio territorio entro il 2030, un obiettivo che secondo i critici è messo a rischio da questo provvedimento.

Le stesse Nazioni Unite hanno evidenziato come oltre metà dell’economia mondiale dipenda direttamente dai servizi offerti dagli ecosistemi, come l’impollinazione e la qualità delle acque. Prima del voto, cinquantotto sigle avevano chiesto al presidente della Camera di far esaminare il testo anche dalla Commissione Ambiente. Con l’approvazione, le associazioni hanno confermato la loro intenzione di proseguire la mobilitazione.

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