Il 22 giugno verrà eletto il nuovo presidente della FIGC, una scelta che determinerà la direzione futura del calcio italiano. Subito dopo, la priorità sarà la nomina del nuovo commissario tecnico, con la corsa che si è ristretta a un duello tra due ex allenatori azzurri: Antonio Conte e Roberto Mancini.
La decisione è considerata cruciale per il rilancio di una Nazionale che ha mancato la qualificazione a tre Mondiali consecutivi. Mentre altre opzioni come Claudio Ranieri e la suggestione Pep Guardiola restano sullo sfondo, il confronto reale si concentra sui due profili principali, ciascuno con i propri punti di forza e le proprie criticità.
Antonio Conte è indicato da molti come il candidato ideale per la sua capacità di ottenere risultati immediati. Ha già guidato l’Italia tra il 2014 e il 2016, portando una squadra tecnicamente modesta a un passo dalla semifinale europea. La sua richiesta economica rappresenta però l’ostacolo maggiore: sebbene disposto a guadagnare meno degli otto milioni percepiti al Napoli, il suo ingaggio non sarebbe inferiore ai 4,5 milioni, una cifra che richiederebbe soluzioni creative da parte della Federazione, come accordi con sponsor esterni.
Dall’altra parte c’è Roberto Mancini, l’allenatore che ha condotto l’Italia alla vittoria dell’Europeo nel 2021. La sua candidatura è economicamente più sostenibile, poiché sarebbe pronto ad accettare un contratto da circa due milioni di euro. Tuttavia, il suo nome è legato a un addio controverso nell’agosto 2023, quando ha lasciato la Nazionale per accettare la ricca offerta dell’Arabia Saudita.
Il dubbio principale su Mancini riguarda quale versione tornerebbe in panchina: quella del trionfo di Wembley o quella che non è riuscita a qualificarsi per il Mondiale in Qatar. Dopo un’esperienza non memorabile in Arabia e una breve parentesi in Qatar, ha espresso il desiderio di tornare e il rammarico per la sua precedente decisione. Il suo stretto rapporto con Giovanni Malagò, potenziale presidente federale, potrebbe favorirlo, ma la scelta non potrà basarsi solo su legami personali.
Il futuro del calcio italiano è a un bivio. La Federcalcio dovrà definire un progetto quadriennale che non metta il risparmio al primo posto, ma che valorizzi il lavoro tecnico e la crescita dei giovani. Servirà un piano condiviso con la Lega Serie A per garantire al ct il tempo necessario per lavorare con i giocatori. La scelta tra il pragmatismo costoso di Conte e il profilo più accessibile di Mancini determinerà se l’Italia riuscirà a invertire la rotta o se continuerà la sua discesa nel panorama calcistico internazionale.








