Luciano Spalletti ha deciso di cambiare l’assetto tattico della Juventus, accantonando il 4-2-3-1 delle prime uscite per tornare al 3-4-2-1. La scelta è maturata dopo che la squadra, schierata con quattro giocatori offensivi, aveva mostrato uno scarso equilibrio. La nuova impostazione è stata confermata anche in vista della prossima sfida di campionato contro l’Atalanta.
Nelle prime partite della stagione, in assenza di McKennie, l’allenatore aveva puntato sul suo modulo di riferimento, il 4-2-3-1. L’impiego contemporaneo di Conceiçao, Nico Gonzalez, Alajbegovic e Kolo Muani aveva però reso la manovra offensiva poco incisiva e la squadra vulnerabile alle ripartenze avversarie, come accaduto contro il Sassuolo. Lo stesso Spalletti ha ammesso le difficoltà di questo sistema.
Il tecnico ha spiegato che una squadra può sostenere tanti giocatori offensivi solo se riesce a controllare il gioco e a mantenere il possesso palla, costringendo gli avversari a correre a vuoto. Una partita giocata “una volta per uno”, ha sottolineato, rende la struttura più precaria, pur non escludendo un futuro riutilizzo di tale modulo.
Il ritorno al 3-4-2-1, sperimentato contro il Nec in Europa League, ha dato frutti immediati: una vittoria netta e una squadra apparsa più equilibrata e verticale. Sebbene l’atteggiamento offensivo degli avversari consigli prudenza, la prestazione è stata un segnale positivo in attesa di un test più probante.
Il perno di questa versatilità tattica è Weston McKennie. Il giocatore statunitense si è rivelato l’autentico equilibratore della squadra grazie alla sua capacità di interpretare più ruoli. Partendo da esterno di fascia, è in grado di accentrarsi per agire alle spalle della punta, o viceversa, garantendo la fluidità e la stabilità ricercate da Spalletti. “Wes sa fare tutto”, ha commentato il tecnico, esaltandone la duttilità.
Contro la squadra olandese, la Juventus ha mostrato anche un approccio diverso. Il baricentro è stato tenuto più basso, lasciando l’iniziativa agli avversari per poi sfruttare in ripartenza la verticalità e l’attacco alla profondità di calciatori come Nico Gonzalez e Kolo Muani. Una strategia efficace, ma che andrà rivalutata contro avversari più strutturati.
Il nuovo sistema di gioco sembra avvantaggiare particolarmente gli atleti che possono sfruttare gli spazi in campo aperto. Nico Gonzalez, Kolo Muani e Alajbegovic, più a suo agio in posizione centrale, sono tra coloro che beneficiano maggiormente del cambiamento. Al contrario, la soluzione potrebbe adattarsi meno a esterni puri come Conceiçao e Zhegrova, o a giocatori come Koopmeiners, che in passato Spalletti aveva impiegato come difensore centrale di sinistra in questo stesso modulo. La Juventus ha quindi cambiato veste, guardando al suo recente passato. Il prossimo incontro dirà se si è trattato di una soluzione estemporanea o della scelta definitiva per il resto della stagione.




