L’Ex Ilva pesa solo il 15% sulla produzione dell’acciaio: il totale in Italia è 20 milioni di tonnellate

Ma il Belpaese può vantare il primato della crescita della produzione di acciaio nel primo trimestre. "Tra gennaio e marzo l'Italia è cresciuta del 19% rispetto all'anno scorso, la Germania solo dell''1,7%

L'ex Ilva (Foto Donato Fasano - LaPresse)

MILANO – La decisione della Corte d’Assise di Taranto di confiscare gli impianti siderurgici dell’ex Ilva non avrà al momento nessun impatto sulla produzione e sull’attività della fabbrica. Gli impianti sono formalmente sequestrati, ma ai gestori resta la facoltà d’uso. Intanto però la regione Puglia e il comune di Taranto chiedono lo stop immediato dell’area e la decisione torna a far prospettare lo spettro della chiusura definitiva dell’impianto.

L’acciaieria

L’acciaieria è passata in pochi anni da 9 a 3,5 milioni di tonnellate annue. Un lento processo di ridimensionamento che ha già cambiato radicalmente la struttura del mercato italiano. Anche per questo l’ipotesi chiusura non spaventa più di tanto gli addetti ai lavori. “L’Ilva pesa il 15% della produzione nazionale di acciaio. Molti giornali ogni volta che dicono ‘sparisce l’Ilva sparisce la siderurgia in Italia’ dicono una sciocchezza. La produzione italiana è infatti superiore ai 20 milioni di tonnellate nel 2020”, mentre l’Ilva ne produce ‘solo’ circa 3 milioni. “Se chiudessero l’impianto quei milioni di tonnellate prodotte dall’Ilva dovremmo importarli dall’estero”, spiega a LaPresse il direttore generale di Federacciai, Flavio Bregant.

La produzione in Italia

Dal 2000 ad oggi il picco massimo di produzione di acciaio in Italia è stato toccato nel 2006 a oltre 31,6 milioni di tonnellate (dati della World Steel Association), crollate a oltre 19,8 milioni nel 2009. Negli anni successivi si è assistito a una rapida ripresa fino alla crisi avviata dalla pandemia. “Le produzioni nel 2020 sono tutte scese, in Italia abbiamo avuto il blocco a marzo aprile e la produzione siderurgica era scesa del 40%. Poi siamo riusciti a riprenderci e abbiamo chiuso l’anno con un -12%. C’è stato quindi un colpo di reni notevole da parte delle aziende. Una crescita che continua ancora adesso”, rimarca l’esperto.

La chiusura degli impianti

Secondo Bregant, comunque, la chiusura degli impianti siderurgici di Taranto avrebbe comunque un impatto significativo sul mercato domestico: “Siamo già importatori netti adesso e chiaramente lo diventeremmo sempre di più e quindi la nostra bilancia commerciale peggiorerebbe”. Di fatto l’Italia importa più acciaio di quanto ne produce. Nel 2020 il Belpaese ha importato circa 16 milioni di tonnellate di acciaio da tutto il mondo. “Nel 2019 erano di più, ed era più alta anche la produzione. Per fare un confronto ne abbiamo esportate 15,2”, sottolinea Bregant che aggiunge: “Nel 2020, quindi, siamo stati deficitari di acciaio per circa 1 milione di tonnellate, nel 2019 per circa 2 milioni”.

La crescita

Ma il Belpaese può vantare il primato della crescita della produzione di acciaio nel primo trimestre. “Tra gennaio e marzo l’Italia è cresciuta del 19% rispetto all’anno scorso, la Germania solo dell”1,7%. L’Europa del 3,1%”, rimarca ancora Bregant. “L’Italia – ricorda – è la seconda produttrice di acciaio in Europa dopo la Germania. Nel primo trimestre del 2021 è quindi l’Italia che ha trainato la ripresa della produzione siderurgica europea. L’Italia è tornata ai livelli di produzione ante-Covid e li ha leggermente superati in tempi molto rapidi”.

Il futuro

Premesse positive per il futuro, dunque. Anche se alle porte resta la crisi delle materie prime che si sta diffondendo a livello globale. E la Cina che sta stimolando moltissimo il consumo interno: il Dragone è passato da essere un paese esportatore a importatore. Nel 2020 “tutte le produzioni del mondo sono scese tranne la Cina. Pechino anche nel 2020 ha continuato a crescere e nei primi mesi 2021 continua ulteriormente a crescere. La produzione di acciaio in Cina nel primo trimestre del 2021 è cresciuta del 55%”, continua Bregant. La Cina sta quindi “correndo molto forte. Era un Paese esportatore, ma ora invece ha stimolato tantissimo il consumo interno” ed è “quindi diventata un paese importatore di acciaio: sta consumando al suo interno tutta la sua produzione e importa del materiale”, esportando “davvero poco. Chi deve importare importa da India, Turchia e altri Paesi”.

(AWE/LaPresse/di Francesca Conti)

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome