CASAL DI PRINCIPE – Non solo scommesse, droga e pestaggi. Per la Direzione distrettuale antimafia di Napoli, la forza della cosca Russo sarebbe passata anche dagli investimenti in attività economiche: lidi, bar, società, sale scommesse, negozi, quote societarie e persino un centro estetico. Un sistema di intestazioni fittizie che, secondo l’accusa, avrebbe avuto un obiettivo preciso: schermare la reale disponibilità dei beni, ostacolare l’identificazione della provenienza del denaro e mettere al riparo il patrimonio dagli strumenti di prevenzione. È il capitolo economico dell’inchiesta sulla fazione Russo-Schiavone del clan dei Casalesi, che ha portato al sequestro di beni dal valore di 2 milioni di euro.
Al centro c’è Costantino Russo, figlio di Giuseppe Russo, detto Peppe ’o padrino. Per la Dda, il presunto reggente non si sarebbe limitato a tenere i rapporti con affiliati liberi e detenuti o a garantire la cassa comune. Avrebbe anche indirizzato parte dei capitali verso attività imprenditoriali, usando intestatari formali, società già esistenti o nuove iniziative commerciali.
Uno dei fronti riguarda il settore balneare. Stando alla contestazione, Aniello Natale avrebbe consentito a Russo di subentrare, di fatto, nella gestione della ditta individuale ‘Natale Aniello’, collegata all’attività del Lido delle Rose. Il rapporto sarebbe passato attraverso contratti di locazione d’azienda registrati tra il 2022 e il 2024. Quell’attività, per gli inquirenti, sarebbe poi proseguita con continuità gestionale anche sotto la denominazione di ‘Conca Beach’.
La Procura ipotizza che Russo e Natale abbiano impiegato nell’impresa somme di denaro contante, anche attraverso carte ricaricabili per ostacolare la ricostruzione della provenienza del denaro.
Altro snodo: le scommesse. Qui compaiono la ditta individuale Ced di Sabrina Parascandolo, con insegna Goldbet, e la Bet Game srl, entrambe con sede a Castel Volturno. Per l’accusa, Russo sarebbe stato il titolare e gestore di fatto, mentre quote e attività sarebbero state attribuite formalmente a Sabrina Parascandolo e a Edoardo Pardo. Raffaele Parascandolo avrebbe dato un contributo operativo, anche nella riscossione di crediti e nell’acquisizione di altri punti scommesse. In questo circuito sarebbero confluite somme in contanti e linee di credito per clienti scommettitori, anche mediante carte ricaricabili.
Nella mappa dei business dei Russo compare anche Vincenzo Galiero. Secondo la Procura, avrebbe avuto un ruolo nella gestione di attività commerciali e nella schermatura di investimenti riconducibili a Russo. Il Bar Miramare, in viale delle Camelie, sarebbe stato uno degli esercizi nei quali il presunto capo avrebbe avuto una titolarità sostanziale, pur attraverso intestazioni e passaggi formali. La gestione, secondo la ricostruzione, sarebbe transitata dalla ditta Edilcast di Ciro Castaldo alla ditta Kelush di Ettore Lingetti, con Galiero indicato come preposto nella Scia per il bar.
Sempre a Castel Volturno, gli inquirenti puntano l’attenzione sulla società Chalet del Mare srl, con sede in via del Mare e attiva nel settore dei bar. In questo caso, l’accusa sostiene che Russo avrebbe attribuito fittiziamente a Galiero la disponibilità e la proprietà delle quote. Anche qui, il cuore della contestazione è lo stesso: eludere la normativa sulle misure di prevenzione e agevolare riciclaggio o reimpiego dei capitali.
Il presunto sistema non si sarebbe fermato al Litorale domizio. A Casoria entra in scena la Lucky Looser srl, società dedita al commercio al dettaglio di abbigliamento e scarpe sportive. Secondo la Dda, Costantino Russo, il fratello Nohak, Danilo Bennato e Rosa Capano sarebbero stati soci finanziatori dell’attività, attribuita formalmente a Luca Bennato. La società, sostiene l’accusa, sarebbe stata gestita da Danilo Bennato e Nohak Russo. A Baia Domizia, nel territorio di Sessa Aurunca, compare invece ‘La Scimmietta Bis’, attività nel settore delle gelaterie. Secondo la contestazione, Galiero avrebbe consentito ai fratelli Russo, indicati come registi dell’operazione commerciale, di utilizzare la sua ditta individuale per la gestione del locale. Anche in questo caso l’ipotesi è quella dell’intestazione fittizia e del reimpiego di denaro in attività economiche.
Tra le attività finite nel mirino c’è anche la New Crazy Horse srl, con sede a Castel Volturno e unità locale in viale Darsena. La società, attiva nel settore dei bar, sarebbe stata formalmente attribuita a Elvira Rubina Iannella. Per la Procura, però, la reale disponibilità delle quote e dell’amministrazione sarebbe stata riconducibile a Russo. L’operazione avrebbe consentito di impiegare denaro in un’attività commerciale rendendo più difficile risalire alla sua origine. Poi c’è il capitolo Nereo Club. Qui la Dda ricostruisce un passaggio di denaro che coinvolge Oreste Schiavone, Anna Natale e Raffaelina Piazza. Secondo l’accusa, Schiavone avrebbe effettuato tre bonifici da 10mila euro ciascuno, per un totale di 30mila euro, sui conti di Natale e Piazza, con causale “prestito in ambito familiare”. Quelle somme sarebbero state poi prelevate e consegnate in contanti a Costantino Russo tramite Aniello Natale. Il denaro sarebbe servito per l’acquisto delle quote della Nereo Club srl, fino alla totalità del capitale sociale, per un prezzo indicato in 50mila euro, di cui 30mila versati in contanti.
L’ultimo fronte riguarda Napoli e il centro estetico ‘Il Centro di Lory’. In questo caso, la Procura contesta a Russo l’impiego di somme in contanti pari ad almeno 15mila-20mila euro, di cui 5.502 tracciati, in un’attività economica ritenuta utile a ostacolare l’identificazione della provenienza del denaro.
Il quadro che emerge dalle contestazioni è quello di una presunta rete economica costruita su più livelli: attività balneari, bar, scommesse, società commerciali, gelaterie, abbigliamento e servizi alla persona. Per la Dda, non semplici investimenti isolati, ma tasselli di un’unica strategia patrimoniale, che avrebbe consentito alla fazione Russo di muoversi nel mercato legale e proteggere i capitali attraverso prestanome, quote societarie e continuità gestionali mascherate.
Le ipotesi accusatorie restano da verificare nelle sedi giudiziarie. Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e gli indagati sono da considerare innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva. Ma per la Procura, dietro quei locali, quelle società e quelle quote, ci sarebbe stato il tentativo di dare una veste imprenditoriale alla forza economica della cosca.
Colpo al clan Russo: 12 arresti tra droga e attività commerciali…
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