L’Inter saluta Evaristo Beccalossi, idolo nerazzurro

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Evaristo Beccalossi è scomparso all’età di 69 anni. L’ex fantasista, icona dell’Inter, ha lasciato un vuoto nel mondo del calcio e nel cuore dei tifosi nerazzurri, che lo hanno sempre considerato “uno di noi”.

L’Inter lo ha ricordato con un messaggio commosso, diffuso attraverso i propri canali ufficiali. “Ci sembra impossibile”, si legge nel comunicato, “Nelle pieghe dei ricordi e nella vita di tutti i giorni, Evaristo era sempre uno di noi. Ineffabile, come i suoi dribbling, unico, come il suo modo di trattare il pallone”. Il club ha sottolineato come il giocatore abbia “insegnato che il calcio può essere arte”, celebrando il suo approccio romantico a questo sport.

Il talento di Beccalossi è stato descritto come “limpido, abbagliante”, un genio capace di giocate sublimi pur con un rendimento talvolta incostante. Una caratteristica che, secondo la nota del club, “gli veniva sempre perdonata, dai compagni e dai tifosi”.

Fu il celebre giornalista Gianni Brera a coniare per lui il soprannome “Driblossi”. L’avvocato Peppino Prisco, storica figura interista, offrì invece una definizione raffinata del suo stile: “Lui non giocava con il pallone, era il pallone che giocava con lui. Lui non lo calciava, l’accarezzava riempiendolo di coccole”. Beccalossi rappresentava “il bello del calcio”, come evidenziato dal club.

Con la maglia dell’Inter, indossata dal 1978 al 1984, Beccalossi ha conquistato uno Scudetto nella stagione 1979-1980 e una Coppa Italia nel 1982. I tifosi avevano visto in lui l’erede di Sandro Mazzola, il numero 10 a cui affidarsi per risolvere le partite con una giocata decisiva.

La sua imprevedibilità era leggendaria, come lui stesso amava ricordare con una battuta: “Quando arrivavo a San Siro i compagni non sapevano se avrebbero giocato in 10 o in 12: dipendeva solo da me”. Era il simbolo di un calcio fantasioso e imprevedibile, capace di far innamorare gli appassionati.

Il ricordo del club si conclude citando una frase dello stesso Beccalossi, che rifletteva sul suo legame con il popolo nerazzurro. “La cosa più bella a mio avviso era che il popolo interista si identificava in noi”, aveva dichiarato. “Credo di aver lasciato un buon ricordo anche al giorno d’oggi”, un desiderio che il cordoglio unanime ha confermato.

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