Lotta al razzismo, Koulibaly: “La Francia è più avanti dell’Italia”

Il giocatore azzurro è stato travolto da un'ondata di sostegno e affetto da parte di colleghi, tifosi e avversari

Koulibaly pronto a rinnovare
Foto LaPresse/Kalidou Koulibaly

MILANO – Simbolo della lotta al razzismo? No grazie. Kalidou Koulibaly rifiuta qualsiasi etichetta e rompe il silenzio per la prima volta dopo i fatti del 26 dicembre scorso. Una vicenda che il difensore del Napoli si è messo alle spalle e che ha portato con sé anche “cose positive”, come il supporto della famiglia e quello di amici e non.

Il giocatore del Napoli è stato travolto dall’affetto e dal sostegno di tifosi e non

“Alla fine tutto il sostegno che ho avuto non lo dimenticherò mai, è una cosa che fa piacere”, ha ammesso il centrale franco-senegalese, che ha scontato la squalifica di due giornate ed pronto a tornare sabato sul luogo del delitto, San Siro, per la sfida di campionato contro il Milan. Proprio a un mese esatto dai cori razzisti che gli sono stati rivolti durante Inter-Napoli. “Mi fa piacere sì e no, mi dispiace che ci sia bisogno di lottare contro le discriminazioni – ha aggiunto Kalidou – Siamo tutti uguali, ho questi valori da quando ero bambino”.

Lotta al razzismo, la lezione di Koulibaly

Per l’ex giocatore del Genk la chiave è proprio l’educazione dei più piccoli, già nelle scuole. “Io a mio figlio non ho neanche bisogno di dirglielo, lui parla italiano a scuola e a casa, conosce e capisce anche il francese e il senegalese. E’ difficile spiegare a un bambino cos’è il razzismo. Meno male che lui è ancora piccolo per capire. Siamo consapevoli che ci sono delle differenze ma sono tutti uguali”, il messaggio lanciato da Kalidou, che evidenzia come “fin dalla scuola primaria bisogna trasmettere questi valori. Siamo in un mondo che ha fatto passi in avanti, se dobbiamo ancora lottare contro queste discriminazioni significa che ne facciamo tanti indietro e questo dispiace”.

Le differenze tra Italia e Francia

Koulibaly, che ha anche sollevato la questione dei cori contro i napoletani (“Napoli è una bellissima città, devono pensarci due volte prima di fare cori di discriminazione”), ha ricordato le differenze con la Francia, il suo paese natale. “Non ho mai avuto problemi di quel genere, anche sui campi da calcio. Sono cresciuto con tanti stranieri – ha raccontato – Anche in Nazionale ci sono tanti giocatori di colore, non è mai stato un problema per loro. E’ un paese a parte, da quel punto di vista sono avanti”.

Diawara difende il suo compagno di squadra

Sull’argomento è tornato anche il compagno di squadra di Koulibaly, Amadou Diawara. “Il razzismo divide e non unisce. E’ assurdo giudicare le persone per la razza o il colore della pelle – ha evidenziato il centrocampista del Napoli – E’ una assurdità che non dovrebbe esistere in nessun aspetto della vita”.

Razzismo, la condanna di Nzonzi, giocatore giallorosso

E’ andato dritto al punto invece Steven Nzonzi, giocatore della Roma. “Se penso che il calcio italiano abbia un problema con il razzismo? Ovviamente è un argomento difficile da affrontare in breve tempo. Penso che un problema ci sia, perché è successo molte volte. Bisogna davvero lavorarci”, ha ammesso in un’intervista a Reddit il francese, che ha preso le difese di Koulibaly. “Di sicuro non bisognava punirlo, perché in quella situazione bisogna mettersi nei panni del giocatore – ha proseguito – Nessuno può sapere come si reagisce, finché non gli succede. È molto doloroso per qualsiasi giocatore essere fischiato in quel modo. Uscire dal campo quando succede potrebbe essere una soluzione, sicuramente, perché penso che la reazione debba essere dura e ferma, altrimenti non cambierà nulla”.

(LaPresse/di Alberto Zanello)

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