Iniziano i Mondiali, la febbre della vittoria sfida il caos geopolitico

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AT&T Stadium in Texas, dove sono in programma nove partite dei Mondiali di calcio
AT&T Stadium, where upcoming World Cup soccer matches are scheduled to be played, has its name covered by three gray tarps Monday, June 1, 2026, in Arlington, Texas. (AP Photo/Tony Gutierrez) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

NEW YORK – Il pallone è pronto a rotolare, ma stavolta sembra pesare più del solito, schiacciato dal peso di una macchina organizzativa mastodontica. Da oggi, il calcio mondiale si ferma – o meglio, si dilata – per la Coppa del Mondo 2026. Un evento “extralarge” che, per la prima volta nella storia, abbraccia tre nazioni: Messico, Canada e Stati Uniti. L’allargamento voluto dalla Fifa da 32 a 48 squadre ha trasformato la competizione in una maratona senza precedenti: 104 partite complessive spalmate su cinque settimane. Si parte dal leggendario “Azteca” di Città del Messico, tempio sacro del calcio, per arrivare alla notte del 19 luglio, quando il New York New Jersey Stadium incoronerà i nuovi campioni.

L’Italia, ancora una volta, resterà a guardare da lontano. Un’assenza che pesa e che ci costringerà a osservare, con un pizzico di malinconia, la nascita di nuove stelle e, forse, l’ultimo ballo di leggende assolute come Lionel Messi e Cristiano Ronaldo. Se il calcio avrebbe dovuto essere il protagonista indiscusso, l’avvicinamento al torneo è stato dominato da vicende extracalcistiche che hanno, di fatto, anestetizzato l’entusiasmo. Le controversie si sono moltiplicate: dal caso dell’Iran, che ha scelto il Messico come quartier generale pur giocando negli Usa, fino all’incredibile vicenda dell’arbitro somalo Omar Artan, il miglior fischietto africano del 2025, escluso dal torneo perché gli è stato negato il visto all’arrivo a Miami. Non sono mancate le tensioni diplomatiche e logistiche: le perquisizioni “approfondite” (con metal detector e cani antidroga) riservate a Senegal e Uzbekistan – quest’ultimo guidato dal ct italiano Fabio Cannavaro – hanno lasciato l’amaro in bocca.

Il risultato? Un clima freddo, quasi sospettoso, che si riflette sui numeri: ben 180mila biglietti restano invenduti, nonostante i tagli ai prezzi operati dalla Fifa nell’ultimo mese. Segno che, forse, questo Mondiale “gigante” non ha ancora acceso il cuore dei tifosi come ci si aspettava. Toccherà adesso ai protagonisti in campo provare a resettare tutto, portando l’attenzione di nuovo sul rettangolo verde. Saranno 12 gli stadi teatro delle sfide, con il monumentale “Dallas Stadium” pronto a ospitare fino a 94mila spettatori.

Occhi puntati su Argentina, campione in carica, con Leo Messi pronto all’ultimo ‘tango’; Francia, vera e propria corazzata, con un Kylian Mbappé in stato di grazia e una rosa infinita; Spagna, dove brilla il talento cristallino di Lamine Yamal, la stella più attesa, nonostante; e Inghilterra, che per rompere il digiuno che dura dal 1966 si affida ai gol di Harry Kane e a una compattezza ritrovata.

I riflettori, però, sono puntati anche sul Brasile di Vinicius, guidato da Carlo Ancelotti. Per il tecnico di Reggiolo è la grande occasione di consacrarsi anche come ct. Sia lui che l’allenatore dell’Inghilterra, Tuchel, però, dovranno infrangere un tabù storico: mai nessun allenatore straniero è riuscito a vincere la Coppa del Mondo. Sarà la volta buona per cambiare la storia, o assisteremo a una conferma dei soliti noti? Da oggi, la geopolitica dovrà cedere il passo al gioco. Il Mondiale ha bisogno di tornare a essere, semplicemente, una festa.

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