Marano, l’ultima maschera del ‘fantasma’: preso il latitante Vincenzo Nettuno

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Vincenzo Nettuno
Vincenzo Nettuno

MARANO – Ci sono uomini che imparano a scivolare tra le pieghe della realtà, diventando invisibili. Vincenzo Nettuno, classe 1973, era uno di questi: un “fantasma” del narcotraffico internazionale, capace di svanire nel nulla per anni e muoversi sotto il radar della giustizia con la precisione di chi sa che un solo errore può costare la libertà. Quell’errore è arrivato sabato pomeriggio, durante un ordinario controllo stradale a Giugliano. Quando i carabinieri della Sezione Radiomobile gli hanno intimato l’alt, Nettuno non ha accelerato: ha accostato con apparente calma. Alla richiesta dei documenti ha fornito un nome falso, aggiungendo la scusa di aver dimenticato la patente a casa, nel tentativo di guadagnare tempo.

I militari, però, hanno colto i segnali: il nervosismo, le risposte evasive, il sudore freddo fuori contesto. È scattata la perquisizione e tra gli effetti personali sono emersi i “ferri del mestiere” del latitante: una patente di guida e una carta d’identità valida per l’espatrio. Documenti apparentemente perfetti, ma che nelle banche dati dell’area Schengen hanno rivelato l’inganno. Le foto non corrispondevano. Il trucco era svelato.

Portato in caserma per il fotosegnalamento, l’identità reale è emersa senza dubbi: Vincenzo Nettuno, broker della droga legato allo storico clan Nuvoletta di Marano, ricercato dal 2023 per una condanna definitiva a oltre sette anni di reclusione. La cattura segue uno schema già visto: nel novembre 2015 era stato arrestato a Marbella, sulla Costa del Sol, dopo tre anni di latitanza trascorsi a gestire traffici tra Spagna e Italia. Allora fu sorpreso durante una festa di compleanno.

Oggi, dopo altri tre anni vissuti nell’ombra, la storia si ripete. La sua fuga si interrompe a nord di Napoli, durante controlli di routine. Oltre alla condanna per associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, dovrà rispondere anche del possesso di documenti falsi. L’ultimo tentativo di restare invisibile si è trasformato nella prova decisiva: il “fantasma” è tornato a essere un detenuto.

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