Inaugurato ‘Istanbul’, Erdogan: “E’ l’aeroporto più grande del mondo”. I giornali d’opposizione: “Per costruirlo sono morti 200 lavoratori”

L'imponente opera realizzata da zero in soli 18 mesi

Istanbul nuovo aeroporto
Turkish President Recep Tayyip Erdogan (C) attends the opening ceremony of Istanbul's new international airport, in the Arnavutkoy district, on the European side of Istanbul on October 29, 2018. - Turkish President Recep Tayyip Erdogan on October 29, 2018 opened with fanfare Istanbul's new international airport, which his government says will eventually become the world's largest. (Photo by BULENT KILIC / AFP)

ISTANBUL – “E’ il più grande del mondo”, ha affermato con orgoglio Recep Tayyip Erdogan. “Sì, è costato 200 vite umane”, hanno risposto i (pochi) media rimasti all’opposizione. E’ bufera intorno al nuovo aeroporto di Istanbul. Si chiamerà proprio così, come la capitale turca. Terzo scalo dopo il vecchio ‘Ataturk’ e il ‘Sabiha Gokcen’, sulla parte asiatica della città. Ma la maestosità dell’opera non basta a coprire la scia di sangue che vi è sepolta. Anche se di voci fuori dal coro ne sono rimaste poche.

Erdogan inaugura il maestoso ‘Istanbul’: “E’ l’aeroporto più grande del mondo”

Un’infrastruttura da 77 milioni di metri quadrati, 3.500 tra decolli e atterraggi giornalieri, 42 chilometri di nastri bagagli operativi, un’area residenziale di 100mila metri quadrati e qualche previsione: smistare 90 milioni di passeggeri all’anno, con l’obiettivo di arrivare a 150 milioni tra mezza decade. Sono alcuni dei numeri imponenti che hanno fatto da cornice all’inaugurazione di ‘Istanbul’, alla presenza del Sultano turco e di sua moglie. “Non si tratta di un semplice aeroporto”, ha spiegato Erdogan. Per ‘onorarlo’ sono arrivati un bel po’ di leader mondiali. L’emiro del Qatar Sheyh Tamim bin Hamad Al-Thani (unico dal Golfo Persico, complice la delicatissima situazione legata all’omicidio nel consolato a Istanbul del giornalista Khashoggi) e quasi tutti i leader dei paesi balcanici. Dall’Asia è arrivato il premier del Pakistan, Arif Alvi. Vladimir Putin, che aveva lasciato il Bosforo solo qualche ora prima, ha avuto cura di telefonargli.

“Duecento morti”, il prezzo dell’opera rivelato dal giornale d’opposizione ‘Cumhuriyet’

Tutto bello, tutto grande, tutto tremendamente sanguinoso. ‘Cumhuriyet’, praticamente unico giornale rimasto all’opposizione, spara a zero. “Duecento morti”, si legge in prima pagina. Ridotto quasi sul lastrico, senza pubblicità e con soli 11 giornalisti tornati a lavorare dopo essere stati arrestati e messi in prigione. Il ministro delle Infrastrutture, Ahmet Arslan, ha risposto che “i morti sono solo 27” a fronte di 36mila operai impiegati per la costruzione di quest’opera. Si è partiti praticamente da zero e in un’anno e mezzo l’aeroporto ha preso vita, in tempo per il 95° anniversario della Repubblica di Turchia. Alcuni hanno fatto notare che molti dei decessi sono avvenuti tra operai stranieri, reclutati a basso costo e tenuti in condizioni lavorative al limite dello strapazzo. Bisognava rispettare la tabella di marcia, ad ogni costo. E molti stanno pagando ancora. Almeno 30 lavoratori e un leader sindacale sono in carcere. Erano tra quelli che, qualche mese fa, si prodigarono in una manifestazione di protesta.

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