Napoli, Pianura in guerra: spari nella notte

Colpi di pistola segnalati in via San Donato: torna l’incubo delle stese. I gruppi dei Carillo e degli Esposito-Calone sono in aperto conflitto per il controllo dei traffici illeciti sul territorio

NAPOLI – Notte di terrore nel cuore del quartiere di Pianura. Nel cure della notte tra domenica e ieri è giunta una nuova segnalazione relativa all’esplosione di colpi d’arma da fuoco. “Abbiamo sentito sparare”. La telefonata è partita da via San Donato e immediato è scattato un sopralluogo delle forze dell’ordine, ma sul posto non sono stati rinvenuti bossoli. Potrebbe essere stato usato un revolver o una pistola a salve. Cambia poco. Un gesto del genere in un quartiere in cui, chi tiene il polso della situazione criminale, soffiano venti di guerra tra clan.

Con tutta probabilità potrebbe essersi trattata di una dimostrazione di forza da parte di un gruppo malavitoso nei confronti di quello rivale. Ma non è chiaro a chi fosse destinata l’esibizione di muscoli. Una ‘stesa’, anche senza danni, né feriti, nel cuore della notte ha sempre l’obiettivo di impaurire gli avversari e lanciare un messaggio bellicoso. Come a dire “ora comandiamo noi e siamo pronti a sparare se qualcuno si opporrà”. Quanto accaduto ricorda quello che si è verificato in via Provinciale Napoli poche settimane fa e contribuisce ad innalzare il livello di tensione nel quartiere e, di conseguenza, il livello di allerta da parte delle forze dell’ordine. Gli inquirenti, infatti, temono che presto la contrapposizione tra i clan della zona per il controllo degli affari illeciti, da una parte i Pesce-Marfella, capeggiati da Antonio Carillo e gli Esposito-Calone, eredi dei Mele, possa sfociare in uno scontro armato in cui si fa sul serio. In cui si spara e si uccide. Camorra “magmatica”.

Sembra quasi un mantra che si ripete ogni sei mesi, il tempo in cui l’Antimafia ci mettere a redigere un focus sulla situazione criminale del Paese. Le cosiddette stese vengono definite come “conseguenza di questa situazione magmatica con gravi conseguenze per la sicurezza pubblica. Il notevole impegno profuso da forze di polizia e magistratura ed i positivi risultati raggiunti nell’assicurare alla giustizia i responsabili e i capi di questi gruppi non hanno, finora, fermato questa deriva violenta, di certo favorita dalla rapidità dei cambi di vertice, spesso occupato da pregiudicati anagraficamente molto giovani”. Prima ancora era accaduto in via Cannavino, all’altezza del civico 6.

Alcuni testimoni avevano parlato di due scooter di grossa cilindrata con in sella quattro persone che, dopo aver fatto fuoco si erano defilati. La zona è tristemente nota per questo tipo di fenomeni. Via Cannavino è ritenuta la roccaforte dei Calone, gruppo che ha raccolto l’eredità dei Mele e contrapposto ai Carillo che invece hanno preso il posto dei Pesce-Marfella. Un’altra stesa nella stessa zona risale a pochi mesi fa, quando una segnalazione parlò di almeno tre colpi di pistola. Nel secondo caso di bossoli i carabinieri ne recuperarono sei. Un’altra era stata registrata il18 giugno scorso Attorno all’1:30 della notte tra il venerdì e il sabato furono esplosi diversi colpi d’arma da fuoco. Immediata la segnalazione alla centrale operativa, che provvide ad inviare sul posto le pattuglie.

Accadde in via Provinciale Napoli. In quel caso sul posto si recarono i poliziotti che eseguirono i controlli del caso e recuperarono 4 bossoli calibro 9. Non furono riscontrati però danni né a cose né a persone esattamente come accaduto ieri. E’ uno scontro decennale quello di Pianura. Iniziato, addirittura, per una ‘rissa da bar’. A raccontarlo è stato Luigi Pesce, fino al suo arresto, reggente della cosca per conto di Giuseppe Marfella. Catturato nel 2003 per associazione delinquere di stampo camorristico. Pesce, come da lui stesso raccontato ai magistrati antimafia, affidò la guida della cosca ai cugini Carmine e Pasquale Pesce. La decisione fu presa insieme a Marfella che non voleva, invece, che Antonio Varriale, vecchio boss di Pianura, riacquistasse potere a discapito della sua ‘famiglia’.

Tuttavia, la scelta, non scontentò soltanto Varriale ma anche Luigi Mele e i suoi due figli, Salvatore e Giuseppe. Questi ultimi, infatti, ritenevano che i due cugini Pesce non avessero l’esperienza necessaria per portare avanti l’organizzazione e che meglio sarebbe stato affidarla alla ‘gestione’ di Varriale. Incomprensioni che sfociarono in un vero e proprio scontro quando Pasquale Pesce fece irruzione in una sala scommesse di Pianura e picchiò selvaggiamente il gestore, cognato di Giuseppe Mele. La risposta dei ‘figli di Giulietto’ fu immediata. Luigi Gragnaniello, cognato dell’aggressore fu ‘gambizzato’ da Salvatore e Giuseppe Mele. Di questa situazione, ha proseguito il collaboratore, approfittò subito Varriale che, insieme ai Mele, diede vita a un gruppo autonomo alleandosi anche con clan di altre zone di Napoli come i Mazzarella e i Sarno.

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