TEVEROLA – Un’operazione della polizia della Squadra Mobile di Caserta ha portato all’arresto di Giulio Borriello Montanino, ventiseienne di Teverola, sorpreso in possesso di sostanze stupefacenti e di un micidiale fucile d’assalto. Il blitz è scattato ieri all’esterno di un albergo della zona, dove gli investigatori della polizia di Stato avevano scoperto che il giovane si sarebbe recato.
All’arrivo delle forze dell’ordine è nata una vera e propria caccia all’uomo: mentre un secondo complice è riuscito a dileguarsi facendo perdere le proprie tracce, il ventiseienne è stato rapidamente rintracciato e bloccato dagli agenti. La successiva perquisizione ha svelato la pericolosità del contesto in cui si muoveva il giovane. Oltre a un quantitativo di droga, i poliziotti hanno rinvenuto un mitra Ak-47 Kalashnikov, il tristemente noto Cuerno de Chivo (corno di ariete), arma simbolo del narcotraffico e dotata di un’impressionante potenza di fuoco.
L’arrestato, dopo le formalità di rito, è stato trasferito nel carcere di Santa Maria Capua Vetere e, assistito dai suoi legali di fiducia, gli avvocati Gaetano Laiso e Carmine D’Aniello, comparirà già nella giornata di oggi davanti al giudice per l’udienza di convalida.
Il profilo del ventiseienne aggiunge un pesante retroscena investigativo alla vicenda. Il giovane è infatti il figlio di Umberto Borriello Montanino, attuale collaboratore di giustizia ed ex fedelissimo dell’ala stragista del clan dei Casalesi guidata da Giuseppe Setola. Il padre dell’arrestato fu tra i protagonisti della sanguinosa stagione del terrore che insanguinò l’agro aversano tra il 2008 e il 2009, prima di decidere di recidere i legami con la camorra ed entrare nel programma governativo in una località protetta, dove si trova tuttora.
Umberto Borriello Montanino fu arrestato e processato nell’ambito del processo su alcuni fatti di sangue portati a termine dal gruppo di fuoco dei Casalesi di Setola, ala stragista dei Bidognetti. Un gruppo che finì sotto inchiesta per il tentato omicidio a Trentola Ducenta di Salvatore Orabona e Pietro Falcone commesso il 12 dicembre del 2008 (che portò al ferimento di una donna, Giuseppina Molitierno), fino alla tentata eliminazione di Francesca Carrino a Villaricca, nipote di Anna Carrino, ex compagna del boss e capoclan Francesco Bidognetti detto Cicciotto ‘e mezzanotte. La donna aveva scelto di collaborare con la giustizia.
Un passato, quello del padre, che non pesa da un punto di vista mafioso e della scelta di collaborare con la giustizia, sul figlio che pure anni fa fu accusato di un tentato omicidio in piazza ad Aversa con un’accusa poi derubricata.













