NOMI E FOTO. Dieci rapine in un’escalation di fuoco a Giugliano: banda smantellata

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Luigi D'Alterio, Patrizio Di Nardo e Vincenzo Bombace
Luigi D'Alterio, Patrizio Di Nardo e Vincenzo Bombace

GIUGLIANO – “Lì dentro devi fare il kamikaze, devi avere mille occhi aperti”. Parole gelide, intercettate dagli investigatori, che raccontano meglio di ogni rapporto la spregiudicatezza di una banda di giovanissimi pronta a tutto pur di mettere a segno il “colpo grosso”. Non era solo criminalità, era un’escalation di violenza che, dal 18 febbraio scorso, ha tenuto sotto scacco le province di Napoli e Caserta. Ieri, per i cinque componenti del gruppo, la corsa è finita.

I carabinieri della compagnia di Giugliano, coordinati dalla Procura di Napoli Nord, hanno eseguito un provvedimento di fermo nei confronti di Vincenzo Bombace (19 anni), Patrizio Di Nardo (19), Antonio Mariano (20), Alessandro Cante (25) e Antonio Palma (38). Sono tutti di Giugliano, tranne Palma, detto Topolone, che vive a Villaricca. Nel collegio difensivo gli avvocati Sergio Aruta e Luigi Poziello. Le accuse, a vario titolo, sono pesantissime: tentato omicidio, rapina aggravata, porto abusivo di armi e ricettazione.

L’inchiesta ha ricostruito un quadro inquietante: dieci rapine totali – otto consumate e due tentate – ai danni di uffici postali, supermercati e gioiellerie. A guidare la “batteria” erano, secondo gli inquirenti, i giovanissimi Bombace e Di Nardo, menti di un’organizzazione fluida che cambiava complici per eludere i controlli. Il modus operandi era un marchio di fabbrica: moto e auto rubate, targhe camuffate, passamontagna e armi clandestine. Quando uno di loro è finito in manette lo scorso aprile, il gruppo non si è sciolto. Anzi, ha alzato il tiro: per comunicare hanno iniziato a usare ricetrasmittenti, evitando i cellulari, e hanno pianificato obiettivi sempre più redditizi.

Il culmine della violenza è stato raggiunto il 26 giugno scorso, nel centro commerciale “Il Molino” di Sant’Antimo. Poco dopo le 15, quattro banditi armati hanno fatto irruzione nella gioielleria Biondino. Attimi di terrore puro: vetrine infrante, grida, minacce ai titolari. Quando il 19enne figlio del titolare ha tentato una disperata reazione, uno dei malviventi ha fatto fuoco. Due colpi. Uno ha raggiunto il giovane alla gamba, fermandosi a un solo centimetro dall’arteria femorale. Un miracolo, o quasi, che ha evitato la tragedia trasformando l’accusa in tentato omicidio.

La fuga, rocambolesca, non ha placato la furia del gruppo: per guadagnarsi la via verso Giugliano, i rapinatori hanno puntato la pistola contro un passante, sottraendogli Rolex e collana d’oro, e hanno sparato in aria per allontanare i cittadini che tentavano di bloccarli. Oggi, con questo blitz, si chiude il cerchio su una banda che aveva scelto la strada del crimine come unico orizzonte. Dagli ufficio postali di Giugliano e Melito, dove tutto ebbe inizio, a quelli di Parete (del 2 marzo) e Casaluce (5 maggio), passando per l’Eurospin di San Marcellino (29 aprile): ogni colpo era solo un gradino verso un abisso di violenza che, per fortuna, si è interrotto prima di trasformarsi in una tragedia ancora più grande.

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