Il Tribunale Penale di Palermo ha emesso una condanna contro due imputati, rinviati a giudizio per avere organizzato in concorso una corsa clandestina di cavalli nel centro urbano del capoluogo siciliano. I fatti risalgono al 2020, durante il periodo della pandemia.
La sentenza ha inflitto ai due imputati, entrambi recidivi, pene rispettivamente di un anno e di otto mesi di reclusione. A queste si aggiungono pesanti multe per un importo complessivo che supera gli 83 mila euro, a testimonianza della gravità dei reati contestati.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’episodio ha visto un cavallo lanciato a tutta velocità in strada, in mezzo al traffico cittadino. L’animale era accerchiato da una ventina di scooter che avevano il compito di bloccare il passaggio delle automobili lungo il percorso prestabilito. L’evento, avvenuto mentre erano in vigore le misure di contenimento sanitario, è stato interrotto dall’intervento dei Carabinieri al termine di un inseguimento.
Di particolare rilevanza giuridica è il capo di imputazione contestato nel procedimento. Oltre alla violazione dell’articolo 544-quinquies del Codice Penale, che punisce l’organizzazione di competizioni non autorizzate tra animali, è stata infatti espressamente riconosciuta la “messa in pericolo dell’integrità fisica degli animali”. Questo passaggio riconosce formalmente l’estrema pericolosità di tali pratiche per la vita e il benessere dei cavalli.
L’Ente Nazionale Protezione Animali (Enpa), rappresentata in giudizio dall’avvocato Claudia Ricci, è stata l’unica associazione a costituirsi parte civile nel processo. La sua partecipazione è stata possibile anche grazie a un protocollo d’intesa siglato con l’Arma dei Carabinieri, che ha condotto le indagini.
Per la prima volta nella sua storia giudiziaria, l’Enpa ha ottenuto dal Tribunale un risarcimento diretto. I giudici hanno condannato in solido gli imputati al pagamento di 15 mila euro in favore dell’associazione, un precedente di enorme valore.
“Si tratta di una sentenza di fondamentale importanza nella lotta contro le corse clandestine e contro lo sfruttamento criminale degli animali”, ha dichiarato l’Enpa. “Il riconoscimento esplicito della messa in pericolo dell’integrità fisica dell’animale rafforza la gravità di queste condotte, che non sono semplici illegalità ma fenomeni radicati nella violenza e nel disprezzo per la vita”.
L’associazione ha inoltre espresso soddisfazione per la rapidità con cui il Tribunale ha definito il procedimento, conclusosi in poco più di un anno. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro i prossimi 90 giorni. L’Enpa ha infine ribadito il proprio impegno nel contrastare i reati contro gli animali, fenomeni che restano un’emergenza in diverse aree del Paese, attraverso il lavoro del suo ufficio legale e la collaborazione con le Forze dell’Ordine.






