Varazze: anatroccolo salvato in mare da una turista

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Anatroccolo soccorso
Anatroccolo soccorso

La scena si è svolta a Varazze, dove una tranquilla giornata è stata interrotta da un avvistamento preoccupante. Una turista, affacciata dal balcone del proprio albergo, ha notato un puntino giallo che si agitava tra le onde. Un’osservazione più attenta ha rivelato la drammatica realtà: si trattava di un anatroccolo, solo e in evidente difficoltà.

Il piccolo animale, probabilmente un germano reale di pochi giorni, lottava disperatamente contro la forza del mare, tentando di raggiungere la riva. Sembrava stremato, un essere vivente minuscolo in balia di un elemento immenso. Di fronte a quella scena, la donna non ha avuto esitazioni ed è scesa immediatamente in spiaggia, decisa a intervenire.

Con un ultimo, incredibile sforzo, l’anatroccolo è riuscito a guadagnare la battigia, dove è crollato esausto sulla sabbia. La turista lo ha raggiunto con delicatezza, lo ha avvolto con un panno per scaldarlo e metterlo al sicuro. La sua prontezza è stata fondamentale: pochi minuti in più e il piccolo sarebbe probabilmente morto per ipotermia o sfinimento.

Una volta messo al riparo l’animale, la donna ha contattato i volontari della Protezione Animali di Savona. Gli operatori dell’Enpa hanno fornito le prime istruzioni, per poi organizzare il recupero. Hanno anche suggerito alla famiglia di perlustrare l’area circostante, in particolare la foce del vicino torrente, distante circa 500 metri dal punto del ritrovamento, nella speranza di individuare la madre o eventuali fratelli.

Purtroppo, la ricerca non ha dato alcun esito. Della nidiata non è stata trovata alcuna traccia. L’ipotesi più accreditata, formulata dagli stessi volontari, è che il piccolo sia stato separato dal suo nucleo familiare a causa delle forti raffiche di vento che avevano interessato la zona. Trascinato lontano dal nido, sarebbe poi finito in acqua, trasportato dalle correnti al largo.

L’anatroccolo è stato quindi trasferito al Centro Recupero Animali Selvatici (Cras) dell’Enpa. Qui è stato immediatamente ricoverato, posto in un ambiente riscaldato e sottoposto a un attento monitoraggio. I veterinari e i volontari si sono presi cura di lui, nutrendolo e controllando costantemente le sue condizioni per assicurarsi che superasse lo shock.

A colpire profondamente gli operatori non è stato solo il salvataggio, ma anche la grande sensibilità dimostrata dalla famiglia. La donna, arrivata al Cras insieme al marito e ai due figli per affidare l’animale, avrebbe confidato ai soccorritori: “Da mamma non potevo permettere che un piccino così morisse”.

Questo intervento tempestivo ha garantito all’animale una seconda possibilità di vita. Una volta cresciuto e ritenuto autonomo, sarà liberato in un ambiente protetto. La storia dimostra come la sensibilità dei singoli cittadini possa fare la differenza nel proteggere la fauna selvatica, sempre più vulnerabile.

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