Goran Pandev ha rievocato i momenti indimenticabili della sua carriera all’Inter, con un focus speciale sulla stagione del Triplete nel 2010. L’ex attaccante macedone ha condiviso ricordi e aneddoti legati a figure chiave come José Mourinho e Cristian Chivu, suoi compagni di avventura.
“Mi chiamò quand’ero fuori rosa alla Lazio”, ha ricordato Pandev. La domanda di Mourinho fu diretta: “‘Vieni a vincere con noi?'”. Tre giorni dopo, l’attaccante era già titolare contro il Chievo, nonostante sei mesi di inattività. “Aveva il tocco magico”, ha commentato, sottolineando la capacità del tecnico portoghese di motivare i suoi uomini.
Le riunioni tecniche dello Special One erano insolitamente brevi. “Duravano due o tre minuti, ci dava una pacca sulla spalla e urlava frasi in portoghese, tipo ‘andiamo a vincere questa mer…'”. La sua influenza era tale che persino un campione come Samuel Eto’o si è sacrificato nel ruolo di terzino per il bene della squadra. “Samuel si sarebbe buttato nel fuoco per lui”, ha affermato Pandev.
Il momento in cui la squadra ha capito di poter vincere la Champions League, secondo Pandev, è arrivato dopo il successo contro il Chelsea agli ottavi di finale. Poi è giunta la leggendaria semifinale contro il Barcellona al Camp Nou: “In dieci per ottanta minuti dopo un’espulsione inventata, con José che va da Guardiola e Ibra e gli sussurra chissà cosa, fino agli idranti a fine partita. Magia”.
Pandev ha descritto anche il suo ex compagno di squadra Cristian Chivu, definendolo “uno che odiava perdere persino a carte”. Pur non immaginandolo allenatore in passato, ha riconosciuto la sua intelligenza nel percorso intrapreso: “È stato furbo, ha iniziato dalle giovanili, si è fatto le ossa”. Mourinho, secondo Pandev, era diretto con tutti, incluso Chivu, dicendo sempre quello che pensava senza nascondersi.
Il ricordo più vivido della finale di Madrid, giocata proprio al Santiago Bernabéu, è l’immagine dell’abbraccio tra Mourinho e Materazzi. “Ogni tanto, quando lo rivedo, ripenso a quanto siamo stati fortunati”. Un altro aneddoto personale riguarda il post-partita: “Feci tardi ai festeggiamenti per colpa dell’antidoping. Il controllo durò una vita e la squadra mi aspettò sull’aereo”.
Oltre alla tattica e al talento, il vero segreto di quell’Inter era l’unione del gruppo. “Stavamo bene, eravamo amici”, ha spiegato Pandev. Ha anche ricordato con un sorriso l’alimentazione dei compagni, contrapponendo la dieta ferrea di Chivu, a base di petto di pollo e pasta in bianco, alle abitudini di Thiago Motta, che mangiava la carbonara prima delle partite.
Infine, uno sguardo all’Inter attuale. Pandev non ha dubbi: “Rispetto all’anno scorso è più forte, ci deve provare”. Per l’ex attaccante, l’Europa deve essere un obiettivo concreto e il giocatore chiave per il successo è Lautaro Martinez: “Se gira lui, girano anche tutti gli altri”.










