Il morbo di Parkinson, una patologia neurodegenerativa che causa tremori e rigidità, ha sempre rappresentato una sfida complessa per la medicina. Tuttavia, due recenti filoni di ricerca hanno aperto nuove e concrete speranze per i pazienti, proponendo approcci terapeutici radicalmente innovativi.
Una delle novità più significative è arrivata dal Giappone, con la prima approvazione al mondo di una terapia basata su cellule staminali pluripotenti indotte. Questa tecnica, frutto delle ricerche del premio Nobel Shinya Yamanaka, prevede di riprogrammare cellule adulte per trasformarle in neuroni dopaminergici, ovvero le cellule nervose che vengono distrutte dalla malattia.
Questi nuovi neuroni vengono poi trapiantati nel cervello del paziente con l’obiettivo di ricostruire i circuiti neurali danneggiati. Si tratta di un cambio di paradigma: invece di gestire i sintomi aumentando i livelli di dopamina con farmaci, si tenta di riparare il danno alla radice. A seguito di studi positivi condotti dall’Università di Kyoto, il Giappone ha concesso l’approvazione condizionata per la commercializzazione del farmaco, noto come Raguneprocel.
Parallelamente, un’altra strategia sta facendo progressi decisivi, con l’Italia in prima linea. Si tratta della stimolazione cerebrale profonda, una tecnica che utilizza impulsi elettrici per regolare l’attività neurale e controllare i sintomi motori della malattia.
La vera svolta recente è rappresentata dalla sua versione “adattativa” o “intelligente”. A differenza dei sistemi tradizionali che emettono una stimolazione costante, questo nuovo dispositivo è in grado di “ascoltare” in tempo reale i segnali cerebrali. In questo modo, modula automaticamente l’intensità degli impulsi, fornendo una risposta personalizzata e precisa in base ai bisogni del momento.
L’Italia ha raggiunto un traguardo importante in questo campo. L’8 gennaio 2024, presso l’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna, è stato eseguito con successo il primo impianto di questo sistema di neurostimolazione profonda adattativa su un paziente. L’intervento ha aperto la strada a ulteriori applicazioni della tecnologia, per la quale esistono centri d’eccellenza anche al Policlinico Gemelli di Roma e all’ASST Gaetano Pini-CTO di Milano.
Il candidato ideale per questo tipo di intervento è una persona con meno di 65-70 anni e in buone condizioni generali di salute. La procedura, eseguibile sia in anestesia locale che generale, permette un ritorno alla vita di tutti i giorni nel giro di poche settimane, offrendo un significativo miglioramento della qualità della vita.






